MONS. GERMANO ZACCHEO: UN GRANDE AMICO DELLE MISSIONI

La sera di martedì 20 novembre a Fatima in Portogallo, stroncato da un infarto improvviso, è morto Mons. Germano Zaccheo, Vescovo di Casale Monferrato. Don Germano, come affettuosamente continuavamo a chiamarlo a Novara, sua diocesi d'origine, era nato a Cannobio (VB) sul Lago Maggiore il 16 agosto del 1934 e fino al settembre del 1995 (mese in cui fece l'ingresso come Vescovo di Casale M.to) fu una figura di spicco del clero novarese assumendo sempre più incarichi di prestigio e responsabilità, che lo portarono a diventare uno dei protagonisti, non solo della vita ecclesiale ma anche della vita sociale e culturale della seconda diocesi del Piemonte.
A don Germano mi univa un forte ed intenso legame d'amicizia consolidatosi lungo gli anni, grazie anche ad una fraterna consuetudine di viaggi in mezza Europa durante le vacanze estive, come in altre parti del mondo per incontrare i missionari novaresi. Don Germano come dicevo, era originario di Cannobio, forse non tutti sanno che Cannobio è l'ultima cittadina italiana del lago Maggiore sulla sponda piemontese prima del confine elvetico ed è anche una parrocchia che conserva il rito ambrosiano grazie ai legami intensi che sono rimasti inalterati nel tempo grazie all'opera di san Carlo Borromeo che da quelle parti era di casa; in virtù di questa particolarità don Germano era un uomo dalle plurime appartenenze: uomo di confine, ma anche di dialogo, con un respiro spirituale e liturgico ben più vasto di quello angusto in cui spesso e volentieri noi preti ci avvitiamo.
Era un uomo "solare" nel senso che il suo carattere era di una schiettezza impressionante, sono rimaste famose e godono tutt'ora di una certa risonanza, alcune sue colorite affermazioni rivolte a malcapitati di turno (non importa né il rango né il titolo) che intervenivano con argomenti poco confacenti all'oggetto del discorso. Era un lavoratore instancabile, a mia memoria ricordo di averlo sempre visto alle prese con due o tre notevoli impegni (diocesani, regionali, nazionali) in contemporanea; un uomo eclettico dai molti interessi e con una passione sportiva calcistica che a malapena riusciva a celare. Il Cardinal Poletto durante le esequie nel duomo di Casale e Mons. Corti nella celebrazione liturgica fatta a Novara, hanno posto in risalto le indubbie qualità della sua vita, della devozione mariana che lo contraddistingueva, della cultura enciclopedica che possedeva, delle sue capacità organizzative pastorali; ma io -più semplicemente- vorrei ricordare la sua figura, (in modo particolare per quanto riguarda la diocesi di Novara) a partire da due momenti salienti che hanno caratterizzato la sua esistenza: il primo é legato alla visita che Giovanni Paolo II fece nella nostra diocesi nel novembre del 1984 in occasione del quarto centenario della morte di San Carlo Borromeo. L'impressionante capacità di gestire l'immensa macchina organizzativa e soprattutto il modo con cui "sistemava" i paludati esponenti romani che intervenivano, spesso a sproposito, sui luoghi della visita del Papa, ne fecero "ipso facto" l'idolo di quell'immensa schiera di giovani e volontari che non osavano contraddire i rappresentanti pontifici; ricordo che arrivò alla Messa sul piazzale del San Carlone di Arona, senza un filo di voce, completamente afono,ma raggiante per la felice riuscita dell'impegno profuso.
L'altro aspetto meno appariscente ma certamente più incisivo, nel cammino pastorale della Chiesa di Novara, è stato la mano ferma e sapiente con cui ha guidato il ventesimo Sinodo Diocesano. Un Sinodo che ebbe un cammino abbastanza lungo ed impegnativo con molti ambiti di riferimento e innumerevoli gruppi di lavoro, erano tempi in cui l'effervescenza di alcuni movimenti ecclesiali, unita alla sapidità di alcune teste raffinate del clero e del laicato, facevano scoccare scintille in diverse occasioni; la paziente e decisa regia dei lavori sinodali soprattutto nei momenti assembleari, permisero di portare a compimento un'articolata e puntuale riflessione sul programma che stava a cuore a Mons. Aldo Del Monte: "Una Chiesa fedele a Dio e amica dell'uomo", a tutt'oggi punto di riferimento fondamentale per ogni nostra azione pastorale. Con i risultati del Sinodo in mano, don Germano allora Vicario Generale, si presentò a Mons. Renato Corti non appena quest'ultimo venne nominato Vescovo della Chiesa Gaudenziana, quasi a sottolineare la continuità ideale esistente tra un pregnante passato ed un futuro tutto da percorrere.
Nominato Vescovo di Casale Monferrato, don Germano s'immerse con passione nel tessuto vitale della Chiesa che gli era stata affidata come Pastore, gli echi delle varie iniziative giungevano a ripetizione nella sua diocesi d'origine nella quale ritornava volentieri specialmente nel mese di gennaio in occasione della Festa Patronale di San Gaudenzio, l'aver riportato allo splendore originale la chiesa cattedrale di Sant'Evasio di Casale M.to, fu anche all'origine di un salutare e proficuo scambio di visite tra due diocesi sorelle. Ma non posso andare oltre nel ricordo di un amico carissimo senza sottolineare il ruolo da lui avuto nel rapporto con l'attività missionaria, prima a Novara poi a Casale.
Quando un amico se ne va rimane uno spazio vuoto, che non lo può riempire l'arrivo di un altro amico, queste parole tratte da una poesia del compositore argentino Alberto Cortez, esprimono molto bene il sentimento che la grande famiglia missionaria ha provato alla notizia dell'improvvisa scomparsa di Don Germano. Questa frase così significativa che giunge dal cuore stesso dall'America Latina, vuole appunto ricordare un aspetto forse poco conosciuto, ma vivo e concreto nell'esistenza di Don Germano. Da sempre, attento ed acuto viaggiatore nella realtà italiana ed europea, varcò l'oceano per la prima volta nel gennaio del 1979, quando, insieme a Mons. Del Monte e ad una delegazione novarese, fece visita ai missionari che lavoravano in terra brasiliana. L'incontro avvenne a Paulo Afonso in Bahia e nella cittadina del "Sertão brasileiro" convennero tutti i Fidei Donum novaresi, operanti in A.L. oltre ad una nutrita schiera di religiose rappresentanti diverse Congregazioni. Furono giorni intensi dove il calore e la fantasia dei brasiliani contagiarono la delegazione italiana che per la prima volta veniva a contatto con una realtà ecclesiale così dinamica ed effervescente; da quell'incontro nacque un nuovo stile missionario, che segnò in maniera indelebile l'azione "Ad Gentes" di Novara; Don Germano, unitamente a Don Mario Zanetta Fidei Donum novarese in Brasile, furono i registi di quelle giornate mettendo le basi affinché ad una riflessione così promettente facesse seguito un'ulteriore e continua verifica sul campo fatta dai missionari con il Vescovo ed i diversi responsabili della pastorale. Si avviò così una consuetudine che lungo gli anni portò, i vescovi di Novara a delle visite periodiche in quelle Chiese che avevano un legame particolare con la nostra diocesi. A tutti questi viaggi Don Germano partecipò: Burundi, Uruguay, Argentina, Ciad, poi ancora in Brasile ecc., ogni incontro era l'occasione - per una mente aperta come la sua - di spaziare sui gravi problemi che toccavano realtà problematiche e poco conosciute.
Quando venne nominato Vescovo di Casale Monferrato, scoprì che la sua nuova diocesi aveva Fidei Donum nella Patagonia Argentina, precisamente nella diocesi di Neuquen e volle subito recarvisi per incontrali; nel viaggio di andata fece tappa nuovamente a Paulo Afonso (dove qualche anno prima Dom Mario Zanetta era stato nominato Vescovo) i due presuli novaresi in terra brasiliana celebrarono nella Cattedrale della città una solenne Eucarestia, dove ringraziarono il Signore per la copiosa abbondanza di doni che aveva riservato alla Chiesa Gaudenziana sulle frontiere del Terzo Mondo. L'amore alle missioni portò successivamente Don Germano in Benin e in Togo, paesi africani con i quali la diocesi di Casale M.to aveva avviato dei gemellaggi, don Germano inoltre, aprì il suo Seminario a giovani africani e dell'Est Europeo e ancor di più, diede un luogo di culto alla comunità rumena Ortodossa presente nel Monferrato. La presenza ai funerali di vescovi africani e dell'Est Europa, nonché l'intervento del Pope Ortodosso durante le esequie, testimoniano come Don Germano fosse aperto a trecentosessanta gradi alle necessità della missione Ad Gentes. Subito dopo la notizia della sua improvvisa scomparsa, il Centro Missionario Diocesano ha inviato un messaggio a tutti i missionari novaresi mettendoli al corrente di ciò che era accaduto, si può dire che
dal momento della sua scomparsa, non passa giorno senza che al CMD non arrivi un fax, una mail da parte di missionari e missionarie che ricordano con parole cariche di affetto l'amico scomparso. Tutti esprimono la convinzione che la loro azione di promozione umana e d'evangelizzazione, adesso può contare su un protettore in più nel Cielo, un sentimento che condividiamo nel profondo del cuore.
Don Mario Bandera
Direttore CMD Novara