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IN QUESTA PAGINA:

SOLIDARIETA' VERA CON I POPOLI DEL SUD DEL MONDO
16a GIORNATA MISSIONARI MARTIRI

VITTIME INNOCENTI

QUANDO L'ESISTENZA DIPENDE DAI RIFIUTI

CONCEDERE PERDONO PER RICOMINCIARE A VIVERE

NATALE DI ORRORE...

FIESTA GRANDE A MONTEVIDEO...

COOPERATIVA AL FEMMINILE

A MANAUS CHIESE IN DIALOGO

 


INDICAZIONI PER LE OFFERTE DESTINATE AI NOSTRI MISSIONARI E ALLE NOSTRE INZIATIVE

 

 

SEMPRE PIU' INTRECCIATE LE QUESTIONI SOCIOECONOMICHE CHE RIGUARDANO I PAESI INDUSTRIALIZZATI E QUELLI IN VIA DI SVILUPPO

SOLIDARIETA' VERA CON I POPOLI DEL SUD DEL MONDO
LA GLOBALIZZAZIONE DEI PROBLEMI RICHIEDE NUOVE SOLUZIONI


Ultimamente alcune riviste missionarie riallacciandosi ad importanti pubblicazioni scientifiche, hanno illustrato il problema ambientale legato ai cambiamenti climatici in atto in varie parti del pianeta, illustrando soprattutto le nefaste conseguenze che essi hanno su intere popolazioni. Sarebbe fin troppo facile stigmatizzare questo stato di cose in quanto legato ai micidiali gas serra che le nazioni fortemente industrializzate scaricano nell'atmosfera. Questo grido d'allarme, autorevolmente sostenuto da scienziati di diversi paesi, mette in evidenza come il problema ecologico sia diventato un serio problema che coinvolge l'umanità intera; A tutto ciò va aggiunto l'utilizzo massiccio di intere aree coltivabili per la produzione dei cosiddetti agro-carburanti.
Per cui i paesi che chiamiamo "in via di sviluppo" ma che in realtà sono in via di impoverimento, oltre che a dover fare i conti con la deforestazione di intere aree tropicali vedi Amazzonia, Africa, Sud Est asiatico ecc. per procurare legname e materie prime alle voraci richieste industriali del Nord devono fare anche i conti con la protervia delle multinazionali che impongono coltivazioni come la soia, la canna da zucchero e il mais destinate alla produzione di agro-carburanti che con il tempo dovranno prendere il posto dell'oro nero cioè del petrolio le cui riserve non potranno durare a lungo. Presentare questo problema, far conoscere gli stretti legami che esistono tra un modello di vita sempre più assetato di materie prime che necessariamente deve procurarsi invadendo e occupando le terre dei poveri, ci fa capire come problemi apparentemente lontani da noi in realtà sono strettamente connessi al nostro modo di pensare, agire e consumare. A tutto ciò va aggiunto un altro aspetto anch'esso troppo facilmente rimosso dalle nostre coscienze, quello cioè relativo al problema del debito estero che come un cappio al collo strangola lentamente paesi in via di sviluppo già per loro conto agonizzanti. Chi avrà fatto un viaggio in un qualsiasi paese del Terzo Mondo, si sarà reso conto che non appena messo piede fuori dall'aeroporto e preso un taxi per raggiungere l'albergo, le strade su cui lo sgangherato taxi terzomondista si sta muovendo, sono piene di buche rappezzate alla bell'è meglio con l'immancabile coreografia di baracche e catapecchie che lentamente sfumano in vista dei quartieri alti dove sorgono gli hotel. Se questa persona avesse poi la voglia di visitare delle scuole statali, scoprirebbe classi di 50/60 ragazzi seduti per terra o su dei mattoni con pochi quaderni e matite a disposizione e maestri sotto pagati che cercano con tanta buona volontà di insegnare almeno i primi rudimenti del leggere e dello scrivere. Chi visita un paese africano, asiatico, latinoamericano non importa quale, e avesse bisogno di cure mediche, scoprirà come le strutture sanitarie siano anch'esse fatiscenti e obsolete, tranne poche eccezioni riservate ai danarosi di turno. A questo punto la domanda che sorge al nostro "viaggiatore per caso" sarà la seguente: ma questi paesi così pieni di materie prime, risorse naturali, ecc. ecc., come mai non hanno fondi a sufficienza per le strutture elementari di base da offrire ai propri cittadini? La risposta purtroppo è di una semplicità disarmante: moltissimi paesi del cosiddetto Terzo Mondo devono inviare all'estero tutte le loro risorse per pagare gli interessi, degli interessi per dei prestiti ricevuti in anni lontani e abbondantemente ripagati, ma grazie ad un sistema economico internazionale perverso, non ancora azzerati. Tenere presente questo stato di cose ci aiuta a capire come la globalizzazione dei problemi abbia raggiunto ormai un livello così alto che nessuno può permettersi di ignorare i drammi e le povertà che si consumano in tante parti del mondo. Rimane l'obbligo in coscienza -soprattutto per i credenti- di fare tutto quanto è nelle nostre possibilità, affinché questo stato di cose non venga perpetuato e che alle nuove generazioni venga consegnato un mondo dove sono stati avviati dei processi di cambiamento che permettano a tutti di vivere una vita degna di questo nome, non rassegnandosi al fatto che alcuni abbiamo troppo e altri troppo poco, scambiando magari queste sperequazioni come un destino crudele che non si può arrestare. Cambiare è possibile, i poveri lo aspettano da tempo.
mario bandera
marzo 20008


GIORNATA DI PREGHIERA PER I MISSIONARI MARTIRI

LA CELEBRAZIONE, GIUNTA ALLA 16A EDIZIONE, RICORRE IL PROSSIMO 24 MARZO

La celebrazione della giornata per i Missionari Martiri che quest'anno è giunta alla 16ª edizione, sin dal suo inizio è stata abbinata al 24 marzo, giorno in cui veniva ucciso Mons. Oscar Romero, Vescovo di El Salvador, scelta come data simbolo di tutti i Missionari Martiri dei giorni nostri. Quest'anno essa cade nel secondo giorno di Pasqua, lunedì dell'Angelo, pertanto la direzione nazionale delle PPOOMM ha ritenuto opportuno che la memoria di coloro che sono stati uccisi per il loro impegno di promozione umana e di evangelizzazione, fosse collocata nel contesto di una giornata diversa dal 24 marzo. Il suggerimento dato è stato quello di valorizzare un momento di preghiera e di ricordo dei Missionari Martiri nei venerdì di Quaresima, collocandolo nel contesto della Via Crucis, una iniziativa lodevolmente realizzata da molte parrocchie della nostra diocesi. Ci sembra però doveroso fare memoria di tutte queste persone affinché anche nel giorno di Pasquetta ci sia spazio per un momento di preghiera in suffragio di coloro che hanno dato la loro vita per l'annuncio del Vangelo e per la promozione dell'Uomo. Di seguito riportiamo l'elenco dei missionari uccisi nel 2007.

MISSIONARI MARTIRI DELL'ANNO 2007
P. Mario Bianco - Italia - Miss. Consolata 15/2 - Manizales (Colombia)
P. Martin Addai - Ghana - Missionari d'Africa (Padri Bianchi) 10/3 - Nairobi (Kenya)
D. José Camacho Cepeda - Perù - Diocesano 11-12/3 - Bogotà (Colombia)
P. Fransiskus Madhu - Indonesia - Miss. Verbita (SVD) ? - (Luzon) Filippine
Suor Anne Thole - Swaziland - Suore Francescane della Sacra Famiglia 1/4 - Ratschitz (Sudafrica).
D. Richard Bimeriki - R.D.Congo - Diocesano 7/4 - Rwanda
Don Wolfgang Hermann - Germania - Fidei donum 10/4 - Belem (Brasile)
Don Salvador H. Seller - Spagna - Diocesano 11/4 - Murcia (Spagna)
Don Humberto M. Rosales - Messico - Diocesano 1/5 - Aguascalientes (Messico)
P. Raghiid Ganni - Iraq - Diocesano 3/6 - Mosul (Iraq)
D.Basman Yousef Daoud - Iraq - Diacono - Diocesano 3/6 - Mosul (Iraq)
Ghasan Bidawid - Iraq - Diacono - Diocesano 3/6 - Mosul (Iraq)
Wahid Hanna - Iraq - Diacono - Diocesano 3/6 - Mosul (Iraq)
Justin Daniel Bataclan - Filippine Seminarista- Società S.Paolo 7/6 - Quezon City (Filippine)
Fratel Enrique Alberto Olano Merino - El Salvador - Fratelli Maristi 9-10/6 - Città del Guatemala
D. Tomas Perez - Spagna - Diocesano 16/7 - Villafranca de Cordoba (Spagna)
P. Fernando Sanchez Duran - Messico - Diocesano 22/7 - Tepeji del Rio (Messico)
Padre Ricardo Junious - Stati Uniti - Miss. Maria Imm. (OMI) 29/7 - Città del Messico
Padre Florante Rigonan - Filippine - Diocesano 27/8 - Pinili (Filippine)
D. Nicholaspillai Packiyaranjith - Sri Lanka - Diocesano 26/9 - Kalvi'laan (Sri Lanka)
P. Ilard Msheyene - (Mako) Sudafrica - Miss. Maria Imm. (OMI) 6/10 - Nelspruit (Sudafrica)



A 60 ANNI DI DISTANZA DALLA PROCLAMAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO, IN MOLTI PAESI NON SONO ANCORA RISPETTATI

LO SCANDALO DELLA DIGNITA' NEGATA E CALPESTATA
STORIE DI ORDINARIA POVERTA' ED EMARGINAZIONE DEGLI ULTIMI DEL MONDO

VITTIME INNOCENTI

BAMBINI SOLDATO
Una delle piaghe più drammatiche che colpiscono l'infanzia nei paesi poveri del sud del mondo, in modo particolare dei paesi africani, è quella dei bambini soldato.
Le diverse fazioni in lotta costringono i più piccoli ad imbracciare le armi e a combattere a volte anche contro le persone della stessa etnia o dello stesso villaggio.
I ragazzi, a volte dei veri e propri adolescenti, vengono spinti ad uccidere utilizzando anche delle droghe che i giovani prendono per sentirsi più forti e di cui dopo diventano schiavi entrando drammaticamente in una spirale di violenza e dipendenza da allucinogeni che avrà ripercussioni devastanti sulla loro fragile psiche per tutta la vita.
BAMBINI STREGONI
Nel Congo li chiamano "enfants sorciers", bambini stregoni,rappresentano la variante più drammatica dei "meninos da rua"del Brasile. Hanno dai due ai dodici anni, sono i piccoli dannati dei paesi più poveri accusati ingiustamente di esercitare poteri occulti e di attirare spiriti maligni sulle proprie famiglie; subiscono umiliazioni, violenze ed esorcismi da guaritori da strapazzo. La loro unica colpa è quella di trovarsi immersi nelle disgrazie e nelle miserie di tutti i giorni e questo è quanto basta ad una società che affonda ancora le sue radici nella superstizione per buttarli sulla strada e farli vivere ogni giorno nel terrore con il rischio il più delle volte di essere bruciati vivi. Solo a Kinshasa sono oltre trentamila i minori che vivono questa condizione disperata.
BAMBINI E LAVORO
Nel mondo ci sono ancora oggi milioni di bambini che vengono costretti a lavorare, a volte per contribuire all'economia familiare ma più spesso per un vero e proprio sfruttamenti di mano d'opera a buon mercato a cui si impongono orari e sforzi disumani. Nei paesi dove ci sono miniere di pietre preziose e diamanti i bambini vengono arruolati molto presto come dei minatori che estraggono le gemme preziose facendo loro compiere turni massacranti nelle viscere della terra.
In altri paesi molti ragazzi, a volte al di sotto dei dieci anni, vengono impiegati per lavori pesanti e pericolosi mettendo a repentaglio vita e salute. Ad un'intera generazione viene praticamente negata l'età del gioco e dello studio per…"esigenze di mercato".
BAMBINE VIOLENTATE
Il turismo sessuale non conosce crisi di mercato; per quanto gli allarmi e gli avvertimenti si susseguono a livello internazionale, sono ancora molti i paesi che offrono compiacente ospitalità a quelle tristi figure di erotomani che non si appagano di tutto il turpe e raffinato mercato del sesso che offre l'Occidente e quindi vanno alla ricerca di carne sempre più acerba e tenera in grado di soddisfare i loro più bassi istinti. Il mercato del sesso non si ferma neanche di fronte all'innocenza dei più piccoli, la povertà di intere famiglie drammaticamente spinge le bambine alla prostituzione ed in qualche caso anche nella trappola della pedofilia, un'aberrazione di cui i paesi poveri farebbero volentieri a meno.



QUANDO L'ESISTENZA DIPENDE DAI RIFIUTI

Quella mattina Alfonsina si svegliò con gli stessi crampi allo stomaco con cui si era addormentata alla sera, li conosceva bene quei dolori, erano le fitte della fame che periodicamente affliggevano lei e la sua famiglia. La luce del sole che filtrava dalle fessure delle lamiere segnalava che il giorno stava per iniziare, i bambini erano a letto e dormivano, gli sembrava un sogno non sentirli piangere. Subito pensò come trovare da mangiare per quel giorno, il lavoro lo aveva appena perso, come del resto tutti gli altri lavori precari che aveva iniziato a svolgere da quando era morto il marito. Gli mancava il suo Juan, quando c'era lui la loro vita, pur povera era dignitosa, da quando se n'era andato stroncato da un male incurabile aveva fatto fuori quei pochi risparmi e aveva dovuto lasciare la sua casa finendo in quella favela, ultimo approdo di gente disparata come lei. Aveva tentato mille lavori ma l'ingranaggio infernale della produzione l'aveva sempre espulsa in quanto, o per un verso o per l'altro non aveva i requisiti richiesti, guardando la lama di luce che filtrava nella stanza, decise che quel giorno avrebbe fatto quello che sempre si era rifiutata di fare, sarebbe andata alla discarica a rovistare tra i rifiuti nel tentativo di recuperare qualcosa da poter calmare i morsi della fame. Non l'aveva mai fatto e gli sembrava che quello fosse lo scalino più basso mai toccato della sua vita grama e disagiata, oltre a quello ci sarebbe stato solo un'altra possibilità che lei rifiutava con tutte le sue forze, quella di prostituirsi. Si alzò. Uscì di casa e si incamminò verso la montagna di rifiuti. I camion della spazzatura arrivavano con regolarità impressionante e scaricavano il contenuto dei loro cassoni, Alfonsina si guardò attorno e con sorpresa vide che altra gente come lei si dirigeva verso quella collina di rifiuti, tutti avevano borse o sacchetti di plastica tra le mani dove mettere le cose commestibili che avrebbero trovato durante la ricerca, lei si accorse di aver dimenticato questo particolare, ma fu un attimo, una occasionale compagna di viaggio gliene porse uno sorridendo, dicendole: "abbiamo dimenticato gli attrezzi da lavoro vero?". Arrivata sul posto cominciò a rovistare nell'immondizia, piano piano si accorse che affondava sempre di più in mezzo ai rifiuti di ogni genere che la grande città, come una cloaca massima vomitava attorno a sé. Tutto ad tratto scorse un camion carico di rifiuti commestibili che probabilmente veniva dalla zona degli hotel, tutti si precipitarono in attesa che venisse ribaltato il contenuto, e quando il portellone dietro si aprì lasciando scivolare gli avanzi della cena della sera precedente, anche lei si mise alla ricerca di qualcosa che poteva essere messo sotto i denti, trovò delle ossa di mucca con ancora qualche filamento di nervo attaccato, degli avanzi di carne, del pane raffermo ma ancora intatto nelle sue svariate forme, della verdura scartata dagli chef, ed anche della frutta forse un po' troppo matura con parecchie ammaccature nere qua e la, riempì il suo sacchetto e si avviò verso casa, si sentiva felice al solo pensiero che quel giorno i suoi figli non avrebbero pianto per la fame.


TROVARE NEL VANGELO LA FORZA DI PERDONARE CHI HA MASSACRATO LA PROPRIA FAMIGLIA
CONCEDERE PERDONO PER RICOMINCIARE A VIVERE

Jean Claude, un maestro elementare di una sperduta scuola nella zona dei Grandi Laghi del continente Africano, dilaniata da anni di guerre civili e lotte tribali, sentì il crepitìo delle armi e il rumore della jeep che si avvicinava sempre più, balzò giù dal letto e disse alla moglie Yvonne, prendiamo due bambini ciascuno e dividiamoci perché se è come io penso ci uccideranno tutti. Nel buio della notte lui con i due bambini più piccoli in braccio, lei con i due grandicelli, si inoltrarono nei campi correndo a perdifiato per evitare di essere raggiunti da mani assassine, ad un certo punto Jean Claude si fermò, strinse Yvonne al petto e la baciò, baciò gli altri due figli e poi di corsa presero direzioni opposte, per tutta la notte Jean Claude rimase nella boscaglia, e anche nei giorni seguenti cercò di restare nascosto il più possibile, lui e i suoi bambini mangiavano quel poco che la natura poteva offrire e bevevano l'acqua dei ruscelli, dopo giorni di tanto vagare, scorse una colonna di disperati che si avviava verso il confine, li raggiunse e dopo molti chilometri di marcia, trovò riparo in un campo di accoglienza profughi. Passarono mesi e lentamente passarono anche gli anni, della moglie e degli altri figli, nessuna traccia, quando finalmente si trovò uno spiraglio di calma e di tranquillità, tanto da permettere il ritorno a casa, Jean Claude ritornò al villaggio natio e li venne a sapere che la moglie, la stessa notte della fuga non era stata fortunata come lui, aveva incrociato un gruppo dell'etnia rivale che l'avevano prima stuprata e poi uccisa, e con lei gli altri bambini, con ferocia e malvagità inaudite.
Jean Claude, in ginocchio davanti alla sua casa semidistrutta, al pensiero che la moglie e gli altri bambini erano stati uccisi, pianse amaramente. Dopo qualche ora, un vicino di casa gli si avvicinò e gli disse chi era stato colui che aveva guidato gli assassini per distruggere la casa e uccidere i componenti della sua famiglia, era un'impiegato della scuola dove lui insegnava. Col passare dei mesi la vita riprese con una certa parvenza di normalità, gli edifici, seppur semidistrutti tornarono a funzionare, la scuola, avviò le lezioni, Jean Claude riprese il suo posto, tutto sembrò ritornare com'era un tempo, il dolore per la perdita delle persone care restava però una fitta lancinante nell'anima che gli impediva di dimenticare. Riprese anche il suo lavoro di catechista e riprese in mano la Parola di Dio, il Vangelo che leggeva e rileggeva, soprattutto quei passi che parlavano del perdono che Gesù dalla Croce aveva accordato ai suoi carnefici, gli trasmetteva forza d'animo e serenità interiore; lentamente prendeva corpo in lui un sentimento nuovo che non era di vendetta ma di perdono, un giorno incrociando il missionario che l'aveva visto crescere gli si avvicinò e disse: "Mi sento il cuore sgombro da ogni forma di odio e di vendetta, ogni giorno di più capisco che alla violenza non deve subentrare altra violenza, ne allo spargimento di sangue far scorrere altro sangue, la spirale malefica e velenosa della vendetta deve essere interrotta, umanamente è quasi inconcepibile, ma più mi immergo attraverso la lettura del Vangelo nel mistero del Dio dell'Amore, più capisco che quella del perdono è l'unica via percorribile per riprendere a vivere in dignità e pienezza di vita. Quindi proseguì per la scuola dove avrebbe con maggiore entusiasmo offerto la sua testimonianza di uomo capace di perdonare a quei ragazzi che avendo vissuto le stesse tragedie covavano nel cuore sentimenti di violenza, aspettando soltanto l'occasione di farla pagare a chi aveva ucciso i loro genitori. Jean Claude in cuor suo pensava che attraverso il suo impegno come maestro elementare e come catechista di gettare un seme di pace e di riconciliazione nel cuore di quei ragazzi, confidando che proprio loro sull'esempio di chi sapeva offrire e chiedere perdono avrebbero un giorno non lontano spezzato la spirale dell'odio e della violenza.


IL NATALE DI ORRORE DI UNA BAMBINA COSTRETTA
A VENDERE LA SUA INNOCENZA

Faceva caldo quella sera, un caldo umido, afoso, l'aria pesante faceva sentire i vestiti appiccicati addosso quasi fossero incollati sulla pelle. Nell'albergo si sentiva una musica natalizia dal sapore antico che richiamava paesi lontani, chissà, forse coperti di neve, come si vedevano sui libri di scuola.Il distinto signore, dopo aver fatto una carezza sul viso, fece scivolare una banconota da venti dollari all'esile bambina con la quale aveva "giocato" per tutto il giorno e la notte precedente: "Vai a casa anche tu a fare il Natale; ciao piccola, ci vediamo domani, ricordati però di portare la tua amichetta". La ragazzina si alzò, era poco più di una bambina, le gambe le facevano male, la bocca aveva un alito pesante, forse aveva bevuto troppo con quel signore così gentile e la testa le scoppiava, nonostante ciò era contenta lo stesso perché pensava che ritornando a casa avrebbe dato quei soldi ai genitori, così da comperare un bel po' da mangiare per tutta la famiglia per diversi giorni.
La nenia natalizia continuava a diffondersi nell'aria nonostante nessuno dei passanti ci facesse caso; la ragazzina pensò che per i signori bianchi dell'Hotel venuti da lontano, quella festa doveva essere proprio importante se aumentavano così volentieri le "mance". Si voltò e vide il signore elegante che la salutava dalla veranda con un bicchiere pieno di whisky in mano, nonostante il dolore lancinante che le saliva dal basso ventre, rispose con un cenno della mano e si incamminò verso casa. In fondo anche per lei - derubata della sua innocenza - era Natale, un Natale che non avrebbe mai più dimenticato.


URUGUAY - ANCHE NEL PAESE LATINOAMERICANO I FETEGGIAMENTI PER IL 150° DELLE APPARIZIONI DI LOURDES
FIESTA GRANDE A MONTEVIDEO POR LA VIRGEN DE MALVIN
INTERVISTA A DON ANTONIO BONZANI, FIDEI DONUM VIGEZZINO DA OLTRE TRENT'ANNI IN URUGUAY

Lo scorso 11 febbraio 2008 anche nella popolosa parrocchia di Malvín a Montevideo (Uruguay) si è celebrata, con grande solennità la festa della Madonna di Lourdes, patrona della comunità. Riportiamo un'intervista fatta al parroco, don Antonio Bonzani, missionario Fidei Donum originario della Val Vigezzo.
In occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes, come si è preparata la vostra comunità?
E come ha celebrato l'avvenimento?
Dal 2000, anno in cui sono entrato come parroco in questa comunità, ho cercato di risvegliare nella gente la devozione alla Madonna, che io ho appreso ad amare fin da piccolo dagli Oblati del Santuario di Re e poi dal compianto vicario di San Martino, don Giovanni Francone. Immediatamente ho percepito dalle reazioni dei fedeli un eco appassionato, segno che il riferimento alla Vergine poteva essere uno strumento per imperniare la comunità su Gesù Cristo e su una comunità fraterna: "Nessuno può avere la Vergine come madre, senza il cuore e le mani aperti ai suoi fratelli". Il duplice fondamento della devozione e della solidarietà ha ispirato i nostri piani pastorali ed anche la preparazione alla festa di quest'anno.
Che cosa rappresenta la devozione mariana per la tua gente, in un contesto così secolarizzato come quello in generale dell'Uruguay e in particolare di un quartiere del centro della capitale?
Come mi è capitato anche nella precedente parrocchia, dedicata alla Madonna del Perpetuo Soccorso, ho avuto conferma che la devozione mariana, correttamente vissuta, costituisce una provvidenziale occasione di avvicinamento e annuncio. In particolare, il saperci affidati da Gesù Crocifisso all'affetto ed alla cura della sua stessa Madre ci restituisce tutta la profondità e la serietà della fiducia che al medesimo tempo dobbiamo riporre nel Salvatore e in Colei che partecipò in maniera straordinaria alla sua opera di redenzione. Inoltre l'Immacolata rappresenta anche la vittoria sul male, che purtroppo connota l'esperienza quotidiana propria o altrui: la Madonna che ha percorso le nostre strade di dolore, prova, sofferenza, senza mai arrendersi, ci sostiene con forza nella lotta contro il male (stanchezze, abbandoni, tradimenti), aiutandoci a restare sempre dalla parte di Dio e a non perdere mai la speranza, e rafforzando la nostra fede di discepoli.
Attualmente su quali fronti sei impegnato nel ministero pastorale affidato a te dall'arcivescovo di Montevideo?
Sicuramente, l'impegno principale da me assunto è quello della cura pastorale della comunità di Malvín, molto numerosa ed attiva, ma anche molto esigente nel richiedere al parroco ed ai suoi collaboratori presenza e dedizione. Grazie ai due coadiutori ed al volontariato laicale, si riesce ad assicurare un servizio quotidiano e personalizzato nei vari aspetti della vita umana dei fedeli. Il secondo fronte è quello dell'insegnamento della teologia: sin dai primi anni della mia presenza in Uruguay l'allora vescovo mons. Carlos Parteli mi chiese di perfezionare gli studi per poi poter prestare un servizio specifico nella formazione dei futuri presbiteri e mons. Aldo Del Monte appoggiò con benevolenza questo progetto. Attualmente mi dedico all'insegnamento di alcune materie nell'unico centro uruguayano di formazione teologica per i futuri sacerdoti diocesani e religiosi; inoltre mi dedico alla formazione dei laici nelle diverse proposte diocesane.
Infine, come terzo impegno, dal 2000 faccio parte integrante dell'equipe dei più stretti collaboratori dell'arcivescovo: l'incontro settimanale con lui e con il suo ausiliare consente a loro e a tutti noi di mantenere sempre vivo ed attento lo sguardo globale sulla nostra chiesa particolare.
L'anno scorso la chiesa cattolica ha celebrato il 50° anniversario dell'Enciclica "Fidei Donum": che cosa significa per te tutto questo? Quali conferme e quali nuove sfide propone a te come sacerdote missionario?
Dal mese di agosto del 1972 (da quando sono stato inviato in Uruguay) ad oggi ho visto crescere i rapporti di comunione tra la chiesa di Novara e quella di questo paese. Le due visite del nostro vescovo Renato in pochi anni, la presenza sollecita del responsabile del Centro Missionario Diocesano e dei suoi collaboratori, i tanti amici (soprattutto della Val Vigezzo e delle parrocchie di Gozzano e San Martino in Novara), la fraternità degli altri missionari novaresi in America Latina rafforzano il nostro ministero a servizio di questa chiesa e rendono ragione della necessità di continuare in questo impegno di comunione. Ringrazio il Signore per la mia vocazione missionaria, maturata nei seminari novaresi nel clima entusiasmante del Concilio ed ora quanto mai viva ed attuale, secondo lo slancio missionario di tutta l'America Latina, come emerge chiaramente dall'ultima conferenza generale dei suoi Vescovi tenutasi ad Aparecida in Brasile, che ricorda a tutti i cristiani l'impegno di essere ad un medesimo tempo discepoli e missionari.


BRASILE
COOPERATIVA AL FEMMINILE
LETTERA DI DON PIERANTONIO MIGLIO DAL SERTAO BRASILIANO

Carissimo don Mario e amici del CMD, abbiamo appreso della lodevole iniziativa fatta in favore alle popolazioni colpite dallo tsunami e portata a compimento dalla Caritas e dal CMD; è proprio vero che l'annuncio della Parola deve essere sempre accompagnato e sostenuto dalla testimonianza delle opere. Grazie anche della segnalazione che ci avete fatto circa le sofferenze dei Paesi Africani, anche se noi lavoriamo in America Latina, i missionari novaresi del Continente Nero sono sempre presenti nelle nostre preghiere, in modo particolare gli amici del Ciad, del Burundi e del Kenia.
Per quanto riguarda il lavoro nella mia parrocchia,abbiamo avviato una nuova iniziativa per il riscatto della dignità femminile, abbiamo dato vita ad un'associazione di pescicoltura formata prevalentemente da donne. Purtroppo siamo senza fondi. Non conoscete per caso qualche movimento, ente, associazione o parrocchia (ma anche le offerte dei privati ci farebbero comodo) che potrebbero darci una mano? Ci servirebbero almeno 10.000,00 euro circa per la fase iniziale. Abbiamo già quattro associazioni che funzionano bene e un'altra avviata un anno fa, che però funziona a singhiozzo in quanto mancano i fondi, coi denti però riusciamo a tirare avanti.
L'aiuto della CEI attraverso l'8x1000 é stato fondamentale per raggiungere questi risultati, ma abbiamo dovuto integrarlo con una certa quantità presa a prestito che stiamo restituendo a poco a poco, per questo (purtroppo) non possiamo ancora usare del fondo del prestito concesso alle prime quattro associazioni per aiutare le ultime due. Grazie per l'attenzione, sappiamo che non avete la bacchetta magica, ma vedete di fare qualcosa coinvolgendo parrocchie, movimenti e amici vari. Ricordatevi che il Papa recentemente, ha fatto una riflessione speciale per la quaresima sulla necessità, per il cristiano, di fare elemosina e di farla con generosità! Un caro saluto a tutti, don Pier Antonio Miglio.


AMAZZONIA
A MANAUS CHIESE IN DIALOGO
IL TRADIZIONALE INCONTRO DEI MISSIONARI ITALIANI IN AMERICA LATINA

A fine gennaio, si é svolto a Manaus (Brasile), l´incontro dei missionari italiani operanti in Brasile con alcuni delegati di altri stati dell´America Latina: in tutto circa 140 persone tra preti laici e religiosi. Il tema era: "Presenza missionaria e sfide socio-ambientali in Amazzonia". Padre Claudio Perani, teologo gesuita che lavora nel campo della formazione, ha presentato una lettura approfondita incentrata sulla domanda: "Cosa cambiare per fare missione oggi?". La sua e stata una riflessione fatta partendo dal metodo "vedere, giudicare e agire"; il relatore si è chiesto quali mezzi utilizzare per essere uma Chiesa missionaria nel contesto latinoamericano. La risposta sta nel fatto che oggi più che mai bisogna essere Chiese sorelle, aperte al dialogo interculturale, religioso e ideologico: nel senso che, mentre io offro un aiuto, anche l'altro mi viene incontro aiutandomi, in questo modo dare e ricevere si pongono sullo stesso piano. Dom Luiz Soares Vieira, arcivescovo di Manaus e vice presidente della Conferenza Episcopale Brasiliana, ha poi presentato una relazione sulla situazione ecclesiale dell'Amazzonia Brasiliana; mentre Mons. Giuseppe Pellegrini, responsabile dell'Ufficio Missionario della CEI, nel suo intervento ha illustrato i problemi esistenti nella societá e nella Chiesa in Italia. Le giornate sono state caratterizzate anche da un'intenso lavoro di gruppo in cui si è discusso sulle varie tematiche ed é stato interessante e costruttivo tracciare linee comuni per dar continuitá nei vari ambiti in cui operano i missionari italiani. Per la diocesi di Novara erano presenti all'incontro don Marco Piola Fidei Donum a Montevideo, Uruguay e la volontaria laica Laura Maffé della diocesi di Floresta in Brasile.



 

AUGURI DAL CMD

IL CENTRO MISSIONARIO DICOESANO AUGURA A TUTTI I MISSIONARI,
ALLE LORO COMUNITA'
E AI LORO FAMILIARI,
UNA SERENA E FELICE PASQUA