Preghiamo per la liberazione di Padre Paolo Dall'Oglio
editoriale di don Renato Sacco - Quaresima di Fraternità
GIUBILEO DELLA MISSIONE - Venerdì 28 ottobre 2016 Santuario della Madonna del Divino Amore Roma
sito web di p.Silvano Galli htpp://www.split.it/noprofit/koloware/index/ok1.html

www.novaramissio.ti
edizione del 31/8/2016
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ESTATE 2016 - C'E' FOTO E FOTO......


Le foto di questa estate ci riportano alla più viva attualità: il terremoto in Centro Italia, il martirio di Padre Jacques , la strage di Nizza , Le olimpiadi di Rio de Janeiro e la foto del bambino di Aleppo ferito, seduto sull'ambulanza. Un'estate segnata da gioie e lutti e dalla necessità di riflettere ed impegnarsi per costuire un mondo migliore. Ha avuto un forte rilievo la foto del Bambino di Aleppo, che è stata definita dai media internazionale foto " simbolo " della guerra, di quello che sta succendo in Siria.
Come se non si sapesse cosa sia la guerra e cosa produce.
I mezzi di comunicazione hanno sempre bisogno di immagini forti, che provochino emozioni, e poi si sa le emozioni passano.... e tutto si dimentica
Restano invece gli affari della guerra, i grandi interessi e alcune riflessioni che, delicatamente, irridono alla pace e rendono più accettabile la guerra. Il bambino ferito ad Aleppo… poverino.
Ma quando c’è da vendere armi e investire nella guerra, la fotografia si cambia.

L
e parole di papa Francesco ci aiutano a riflettere : “Mentre il popolo soffre, incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti. E alcuni dei paesi fornitori di queste armi, sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?” (5 luglio 2016).

IL"TESTAMENTO" DI PADRE JACQUES HAMEL ucciso nella sua chiesa durante la S.Messa Luglio 2016

​La primavera è stata piuttosto fresca. Se il nostro morale è stato un po' a terra, pazienza, alla fine l'estate arriverà. E anche il momento delle vacanze.
Le vacanze sono un tempo per prendere le distanza dalle nostre occupazioni abituali. Ma non sono una semplice parentesi. Sono un momento di relax, ma anche di rigenerazione, di incontri, di condivisione, di convivialità.
Un tempo di rigenerazione. Ci sarà chi si prenderà qualche giorno per un ritiro o un pellegrinaggio. Altri rileggeranno il Vangelo, da soli o in compagnia, come una parola che fa vivere l'oggi.
Altri potranno rigenerarsi nel grande libro della creazione ammirando i paesaggi tanto diversi e magnifici che ci elevano e ci parlano di Dio.
L'augurio è che possiamo in quei momenti sentire l'invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, a farne, là dove viviamo, un mondo più caloroso, più umano, più fraterno.
Un tempo di incontro, con familiari e amici. Un momento per prendersi il tempo di vivere qualcosa insieme. Un momento per essere attenti agli altri, chiunque essi siano.
Un tempo di condivisione. Condivisione della nostra amicizia, della nostra gioia. Condivisione del nostro aiuto ai figli, mostrando che per noi contano.
Anche un tempo di preghiera. Attenti a ciò che avverrà nel nostro mondo in quel momento. Preghiamo per coloro che ne hanno più bisogno, per la pace, per un migliore vivere insieme.
Sarà ancora l'anno della misericordia. Cerchiamo di avere un cuore attento alle cose belle, a ciascuno e a tutti coloro che rischiano di sentirsi un po' più soli.
Che le vacanze ci consentano di fare il pieno di gioia, di amicizia e di rigenerazione. Allora potremo, meglio provvisti, riprendere la strada insieme.
Buone vacanze a tutti!.
Padre Jacques

Il 6 giugno 2016 padre Hamel aveva pubblicato un editoriale sul bollettino parrocchiale. Un appello profetico ad approfittare delle vacanze estive per rendere il mondo più umano con la preghiera e la misericordia

 

Incontro a Villadossola Lunedì 13 luglio 2016 dei missionari  Fidei Donum presenti in diocesi

 

Don Giorgio Borroni nuovo direttore ha voluto farsi promotore di un incontro con i missionari Fidei Donum che operano in missione e quelli che sono rientrati in diocesi dopo un impegno missionario di anni.

Vediamo i punti salienti che sono emersi durante l’incontro.

 

1) L’esperienza dei “fidei donum” nasce certo come aiuto, nella metà del secolo scorso, alle chiese giovani “oltreoceano”, ma la caratteristica principale è quello di uno “scambio tra chiese sorelle”, chiamate a vivere tra loro la comunione nell’esperienza di fraternità tra i vescovi, i sacerdoti e i laici delle diocesi.

Questo slancio oggi sembra essersi attenuato a vari livelli e per diverse concause: diminuzione del clero nella nostra diocesi, i laici non chiedono più di partire per un’esperienza missionaria di lungo tempo, i preti giovani spesso non manifestano espressamente interessi verso questo ambito.

2) “Un’esperienza esaltante, un dono ricevuto nell’esperienza della missione da ridonare alla chiesa novarese”: queste due delle varie definizioni emerse dai racconti sull’Africa e sull’America Latina. Per questo motivo la missione “Ad gentes” deve restare, per la nostra chiesa diocesana, un grosso polmone che aiuti anche la missione “ad intra”, quella missione tanto auspicata dal Concilio Vaticano II ed ultimamente ribadita anche nel nostro Sinodo Diocesano (cfr. Unità Pastorali Missionarie).

Le richieste da oltreoceano non mancano (sia da mons. Bouchard che dal card. Sturla) e la nostra Chiesa Diocesana non deve dimenticare che i nostri missionari vivono laddove ci sono bisogni reali e che l’esperienza missionaria deve avere una ricaduta concreta qui nella nostra Diocesi.

 

1) UNA RIFLESSIONE APPROFONDITA: manca una riflessione più ampia sul cambiamento in atto. Nel prossimo incontro di settembre si potrebbe pensare ad organizzare un momento diocesano (es. convegno o un incontro aperto) durante il prossimo anno pastorale che ci aiuti a riflettere su cosa sta avvenendo intorno ai grandi cambiamenti mondiali e sul fronte della missionarietà.

2) ANIMAZIONE MISSIONARIA: va rilanciata una sensibilizzazione a più livelli: coi seminaristi, nelle parrocchie, coi preti giovani, coi gruppi giovanili. Anche molti gruppi missionari nella diocesi si sono persi: come rivitalizzarli?

3) I “RIENTRATI”: chi è rientrato si sente a volte poco valorizzato e potrebbe dare di più alla diocesi sul fronte della missionarietà. Pensare come valorizzare queste risorse.

4) LA COMUNICAZIONE: è un punto fragile e spesso assente, ma va riattivato come strumento di informazione e, soprattutto, di sensibilizzazione. E’ spesso tutto molto scollegato e una pastorale di rete ed integrata potrebbe favorire scambi e relazioni più strette. Il Centro Missionario deve aiutare su questo fronte.

 

 

Pubblichiamo il progetto in Ciad per la Quaresima di Fraterninità 2016

PARROCCHIA DI BISSI MAFOU (CIAD)

PROGETTO PERFORAZIONI


L'ACCESSO ALL'ACQUA POTABILE MIGLIORA LA VITA E LA SALUTE

 

 

Da Alqosh a Hiroshima, passando per Aleppo

Nel dubbio, ci ha pensato il profeta Naum, con il testo letto ieri nella liturgia. Senza entrare nei dettagli di una esegesi profonda, la lettura di questo profeta mi ha riportato subito alla mente la sua tomba, che si trova ad Alqosh, nel nord dell'Iraq. L'ho visitata diverse volte in questi anni. E ieri il suo nome è risuonato quasi come un monito a non dimenticare chi vive oggi ad Alqosh e in quella terra.Due anni fa, nella notte tra il 6 e il 7 agosto, il 'grande esodo': circa 100.000 persone, la maggior parte cristiani e yazidi, in fuga nel cuore della notte per salvarsi dalla furia dell'Isis che stava arrivando, scappati in pigiama, in ciabatte o a piedi nudi. Una fuga di diverse ore con un caldo pesante. Ho ascoltato racconti di persone che avevano in casa malati, anziani, invalidi. Storie atroci di bambine e donne fatte prigioniere e messe in gruppi diversi per poi essere vendute al mercato. E tanta morte, nel corpo e nello spirito. Il tutto – se penso a quella mattina del 7 agosto 2014 - abbastanza nell'indifferenza dei mass media... Era l'inizio di una nuova tragedia per centinaia di migliaia di profughi. Con negli occhi e nel cuore il dolore per le tante violenze e uccisioni che avevano visto. E, ieri, diceva il profeta Naum: "Guai alla città sanguinaria,
piena di menzogne,
colma di rapine,
che non cessa di depredare!
… feriti in quantità,
cumuli di morti, cadaveri senza fine,
s'inciampa nei cadaveri.
«Ti getterò addosso immondizie,
ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio.
Allora chiunque ti vedrà, fuggirà da te
e dirà: "Nìnive è distrutta! Chi la compiangerà?
Dove cercherò chi la consoli?"».Sembra descrivere la realtà di oggi: di Mosul (l'antica Ninive), dell'raq, ma anche di Aleppo, della Siria e di tanti altri luoghi di dolore e morte, dalla Palestina al Sud Sudan, all' Afghanistan, …
Per non dire poi che il 6 agosto è anche l'anniversario di Hiroshima.
Quando capiremo davvero la follia della guerra? Quando smetteremo (Italia in prima fila) di vendere armi a mezzo mondo, compresi quegli Stati che, si sa, sono i principali sostenitori dell'Isis: Arabia Saudita e Qatar. Quando? Ce lo chiedono in tanti che vivono in quella terra: chiudete i rubinetti delle armi!
Oggi il pensiero va alle tante famiglie di Mosul, Alqosh, Karamles, Batnaia, Kirkuk… che mi hanno accolto come un fratello, ai tanti amici Iracheni e Siriani: dal Patriarca di Baghdad Sako, al Vescovo di Aleppo Audo, da p. Paolo Dall'Oglio a p. Ziad e p. Mourad SJ di Aleppo.
Ma, a quanto pare, c'è chi pensa che una nuova guerra in Libia sia una buona soluzione..Ha ragione papa Francesco: "Mentre il popolo soffre, incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti. E alcuni dei paesi fornitori di queste armi, sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?" (5 luglio 2016).

Ma, oggi, è anche la festa della Trasfugurazione, c'è una Luce! Una Luce di vita per ogni creatura.

6 agosto 2016 d. Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi

 

In punta di piedi…

 

Sfido chiunque ad affermare che succedere a don Mario dopo 37 anni di conduzione di questo Centro Missionario sia una cosa semplice.

Quando Novara accolse, agli inizi degli anni ’80, Madre Teresa di Calcutta ed Helder Camara, il sottoscritto era solo un giovane seminarista affascinato da questi “eroi” della fede e della carità verso i poveri.

E se la nostra Chiesa Diocesana, fin da quegli anni ad oggi, ha avuto pagine significative di apertura alla mondialità e alla cattolicità lo deve soprattutto a don Mario.

Quindi entro in punta di piedi, prendendo un testimone pesante ma carico di storia e di speranza.

In punta di piedi siamo tutti chiamati a portare avanti valori, storie e testimonianze ricche di Vangelo, che i nostri “fidei donum” ci raccontano quando ritornano nella nostra diocesi.

Sono anche le storie di religiose, religiosi, laici che da qui sono partiti per vivere il loro cristianesimo nelle terre lontane, portando un pezzo della nostra diocesi negli altri continenti e riportandoci le storie di speranza che arrivano da oltre oceano.

Penso che il Centro Missionario debba fare questo: raccontare la speranza, aprire gli orizzonti, educarci alla mondialità, costruire dei ponti, dare vita a dei progetti.

Grazie don Mario per il tuo amore contagioso per la missione!

Il viaggio verso le periferie non va interrotto, anzi Papa Francesco ci invita continuamente ad andare oltre per un cammino di inclusione dove i poveri non sono l’oggetto della pastorale della Chiesa, ma il soggetto da cui ripartire perché loro sono il cuore della nostra azione missionaria.

Il sinodo ha istituito le “Unità Pastorali Missionarie”; sicuramente i nostri missionari che da anni o per anni hanno lavorato in queste chiese giovani possono darci stimoli ed indicazioni nuove per “prenderci sempre più cura” delle fragilità che vanno accolte, ascoltate, fasciate, guarite e messe al centro della vita delle nostre comunità.

Faremo tutto questo in punta di piedi, nella consapevolezza che, come dice il famoso aforisma, “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.

Purtroppo gli alberi della violenza, della forza, dell’arroganza e della prepotenza continueranno a cadere e a far rumore.

Noi, come Centro Missionario, cercheremo di seminare quei germi di speranza nella nostra diocesi novarese  e oltre per far crescere la foresta dell’amore, della solidarietà e della pace… senza far rumore, in punta di piedi. don Giorgio Borroni

 

La Grande famiglia missionaria della nostra diocesi

 

 

L'esecutivo del Centro Missionario Diocesano con il nuovo direttore. Il saluto a Claudia Sgarabottolo che va all'ufficio della Pastorale del Lavoro alla Caritas

 

 


BILANCIO DI 37 ANNI DI SERVIZIO AL CMD DI NOVARA

 Un meraviglioso cammino sui sentieri della “missio ad gentes”

            Nei primi giorni di ottobre del 1979 venivo nominato dal Vescovo di Novara, Mons. Aldo Del Monte, Direttore del Centro Missionario Diocesano, il giorno 20 dello stesso mese, sempre Monsignor Del Monte conferiva il Sacramento dell’Ordine nella Cattedrale di Novara a don Renato Sacco (attuale responsabile nazionale di Pax Christi) e a me. Come si può vedere venni nominato Direttore del Centro Missionario Diocesano, prima ancora di essere ordinato sacerdote. Nella nuova responsabilità ero affiancato da un presidente laico nella persona del compianto Mariano Viasco, presidente per lunghi anni dell’Azione Cattolica novarese.

            La decisione era maturata il mese di gennaio precedente, quando durante il primo incontro dei missionari “Fidei Donum” novaresi impegnati in America Latina, tenutosi a Paulo Afonso in Brasile si era deciso di ristrutturare il CMD con la nomina di un direttore più giovane, vista l’intenzione di lasciare l’incarico da parte del predecessore don Gianni Quaglia. Su indicazione di Dom Mario Zanetta e degli altri amici, venni scelto tra i missionari presenti all’incontro. Qualche mese più tardi, completati gli studi di Teologia presso l’ITU (Istituto Teologico Uruguayo) di Montevideo, rientrai in Italia per assumere il nuovo impegno pastorale. Una volta insediato, la prima cosa che feci, fu di raccogliere gli indirizzi e di mettermi in contatto con tutti i missionari novaresi sparsi per il mondo, alcuni li raggiunsi tramite lettera cartacea, (e-mail e Sky ancora non esistevano) altri per telefono, altri ancora come quelli operanti in America Latina andai a visitarli in loco, per conoscere da vicino le realtà dove erano inseriti.

            Forte dell’esperienza della “Pastoral de conjunto” (Pastorale d’insieme) accumulata negli anni trascorsi a Montevideo in Uruguay, contattai i Gruppi Missionari e insieme progettammo di organizzare una intensa Giornata Missionaria da celebrarsi nella nostra diocesi che desse il via a tutta una serie di appuntamenti che si sarebbero poi snodati durante l’anno.

            La prima Veglia Missionaria, organizzata con questi criteri, avvenne nell’ottobre del 1980, fu un evento straordinario per tutta la Comunità diocesana. Grazie ad una serie di fortuite circostanze, riuscimmo a portare Madre Teresa di Calcutta a Novara. L’incontro che Lei ebbe con i giovani al Palazzetto dello Sport, resta un evento indelebile nella memoria di un’intera generazione di ragazzi che veniva coinvolta sul versante missionario e tramite la testimonianza di Madre Teresa anche su quello più impegnativo della scelta dei poveri, per molti di loro un’assoluta novità.                                                       L’anno seguente un altro testimone d’eccellenza della vita missionaria della Chiesa accolse l’invito di venire a Novara dove fece risuonare la sua parola profetica in mezzo a noi: si trattava di Dom Helder Camara, Arcivescovo di Recife in Brasile, personalità straordinaria dell’episcopato latinoamericano. Qualche anno dopo fu la volta di un caro amico: il Premio Nobel per La Pace del 1980, l’argentino Adolfo Perez Esquivel. Accanto a loro venivano coinvolti i missionari novaresi: dom Mario Zanetta, don Gianni Sacco e il volontario laico dottor Santino Invernizzi. In quegli anni si potenziò la presenza dei Fidei Donum novaresi in Africa come in America Latina mentre sul versante del Volontariato laico e degli Istituti religiosi si assistette a un discreto aumento delle partenze dei missionari per i paesi del Sud del mondo.

            Da parte mia cominciai a far visite periodiche ai nostri missionari, non solo ai sacerdoti diocesani ma anche a tutti gli altri di modo che nessun missionario novarese sentisse la Chiesa Gaudenziana che l’aveva inviato rimanere indifferente o estranea ai loro problemi e ai loro traguardi.

            In quel tempo sorse l’esigenza di una maggior presenza dei gruppi missionari all’interno del tessuto vicariale. Si valorizzarono perciò i vari gruppi e i vari movimenti di volontariato missionari esistenti in diocesi e presero il via delle giornate di formazione e animazione aperti persone e alle comunità parrocchiali più attenti e sensibili a questi temi.

            Visto la gran partecipazione di giovani agli appuntamenti missionari  venni nominato anche responsabile del Centro di Pastorale Giovanile, in tal modo la “Missio ad Gentes” entrava nei percorsi formativi dei giovani, in modo particolare durante i “mitici” campi scuola estivi di Campioli, di Goglio e più tardi di Piana di Forno. A questi incontri successivamente presero il via degli appuntamenti (ritiri o week end di formazione) riservati alle famiglie e agli adulti in generale. In quegli anni si posero anche le basi per una collaborazione nel campo dell’animazione missionaria più stretta con le diocesi “cugine” del Piemonte orientale: Biella e Vercelli.

            Nei primi anni ’80 i Direttori dei Centri Missionari Diocesani del Piemonte - Valle d’Aosta, mi proposero come responsabile regionale, fui perciò nominato Coordinatore regionale, attività che svolsi per oltre un trentennio collaborando in tal modo con i vescovi che si sono succeduti alla presidenza della Commissione Missionaria Regionale: Mons. Albino Mensa di Vercelli, Mons. Luigi Bettazzi di Ivrea, Mons. Massimo Giustetti di Mondovì, Mons. Renato Corti di Novara, Mons. Sebastiano Dho di Alba e Mons. Alfonso Badini Confalonieri di Susa.

            Questo incarico mi diede la possibilità, come coordinatore del Piemonte – Valle d’Aosta, di partecipare a Roma alle riunioni del Consiglio Nazionale Missionario, ai cui incontri partecipai ininterrottamente per oltre trent’anni, condividendo la preparazione dei Convegni Nazionali Missionari di Verona nel settembre del 1990; di Bellaria nel settembre del 1998; di Monte Silvano del settembre 2004 e di Sacrofano del novembre del 2014; momenti importanti e cruciali per la grande famiglia missionaria italiana, durante i quali si prendevano decisioni importanti e si segnava la rotta da seguire della “Missio ad Gentes” per le diocesi italiane.

            Durante la permanenza nel Consiglio nazionale vissi inoltre delle esperienze molto significative e toccanti, come la visita alla Chiesa d’Algeria, dopo l’eccidio dei monaci trappisti di Thiberine e i viaggi in Georgia (ex repubblica dell’URSS) e in Mongolia con una delegazione ufficiale per vedere se c’erano le condizioni per riprendere l’invio di missionari cattolici in quei paesi dopo la lunga stagione comunista.

            Con Mons. Aldo Del Monte feci diverse visite in Brasile, Uruguay e in Burundi, con il suo successore Mons. Renato Corti si accrebbero i viaggi missionari dando così inizio ad una bellissima tradizione, praticamente ogni anno si programmava un viaggio missionario. A rotazione visitammo tutti i Fidei Donum novaresi, come gran parte delle Suore e dei religiosi appartenenti a diversi Istituti operanti in Africa e in America Latina. Ricordo che una delle esperienze più suggestive vissute durante i viaggi con Mons. Corti, fu quella di accompagnarlo nel paese del Sol Levante, quando fu invitato dal novarese Padre Piergiorgio Manni a predicare gli esercizi spirituali ai missionari Saveriani operanti in Giappone.

            Ho poi vissuto dei momenti molto belli e significativi dal punto di vista della Missio Ad Gentes novarese, come partecipare all’ordinazione episcopale di don Mario Zanetta nel 1988, di Don Adriano Ciocca Vasino nel 1999 e di Don Guerrino Riccardo Brusati nel 2003, tutti consacrati vescovi in terra brasiliana. Va da se che in un cammino così lungo insieme alle luci inevitabilmente ci sono stati anche momenti difficili, per essere sinceri ho partecipato da vicino a dei momenti tragici come fu la morte improvvisa dovuta ad ictus cerebrale di don Mario Zanetta nel 1998 all’ospedale di Recife in Brasile cui fece seguito l’imponente funerale a Paulo Afonso, città del Sertão brasiliano che l’aveva visto protagonista fin dal suo sorgere come pastore, venti anni da prete e dieci da Vescovo.

            E come non dimenticare quel fatidico mese di luglio del 2000 quando una telefonata accorata, proveniente dal Kenya m’informava che all’ospedale di Nairobi era stato ricoverato don Carlo Masseroni per essere sottoposto ad un delicato intervento chirurgico alla testa, dopo che nella sua parrocchia di Rwarangabo in Burundi, un colpo di rivoltella sparatogli da breve distanza da un malvivente introdottosi in casa sua, aveva visto la pallottola attraversargli il cranio da parte a parte per fortuna senza ledere organi vitali. Il giorno stesso mi precipitai alla Malpensa per prendere il primo aereo in partenza per Nairobi e stargli vicino in un momento così difficile e drammatico.

            La responsabilità come direttore del CMD di Novara e integrante del Consiglio Missionario Nazionale mi ha dato modo in tutti questi anni di viaggiare in diversi paesi del mondo, credo (ma non sono sicuro) di averne visitato quasi un centinaio. C’è da dire che il viaggio che più mi è rimasto impresso nella memoria è quello che avvenne nell’agosto del 1997, quando insieme a mia mamma e ad una cinquantina di persone tra parenti e amici, ci recammo a Paulo Afonso in Brasile per partecipare alla cerimonia di consacrazione della chiesa di Santa Clara, eretta dal vescovo Mario Zanetta in memoria di Chiara mia sorella morta improvvisamente due anni prima stroncata da una ischemia cerebrale.

            Questo ricordo affettivo e personale mi offre la possibilità ripercorrere le consacrazioni di chiese erette con il contributo della diocesi gaudenziana in terra di missione durante i miei anni di servizio al CMD. La prima volta fu a Montevideo in Uruguay, il 16 luglio del 1978 nel giorno stesso della mia Ordinazione Diaconale avvenuta nella chiesa della “Virgen del Carmen” una parrocchia di periferia. L’anno dopo, sempre a Montevideo fu la volta dell’inaugurazione della chiesa della “Sagrada Familia” situata nella parrocchia del popolare quartiere della “Teja”, entrambe affidate ai Fidei Donum novaresi.

            Come già accennato la terza volta fu in Brasile a Paulo Afonso nel 1997, per la consacrazione della chiesa di Santa Clara, costruita in memoria di mia sorella. Nel luglio del 2004, sempre a Paulo Afonso, partecipai alla inaugurazione della chiesa della “Prainha” dedicata a San Vincenzo de Paoli in un quartiere periferico caratterizzato dalla presenza e dal lavoro delle suore Giuseppine di Novara. Nel luglio del 2007 invitato dalla volontaria laica Celestina Fortina, vissi con emozione l’inaugurazione della chiesetta dedicata ai Santi Anna e Gioacchino, eretta nel lebbrosario di Sowane ad un centinaio di chilometri da Dakar in Senegal. Opera costruita grazie a dei benefattori novaresi e con il concorso lavorativo di maestranze cristiane e mussulmane che parteciparono all’evento con la tipica e contagiosa voglia di vivere della gente africana.

            Nell’agosto del 2009 a Borgo Ticino (parrocchia in cui ho passato sette indimenticabili anni della mia vita) la comunità calabrese, felicemente inserita nel contesto della nostra diocesi, ha caparbiamente voluto e realizzato una piccola e graziosa chiesetta per ricordare la Madonna della Quercia del Santuario di Visora frazione di Conflenti in provincia di Catanzaro, a cui i calabresi approdati in terra novarese sono molto devoti e come gesto squisito di calda ospitalità hanno voluto che i preti che sono passati per comunità borgoticinese, anche solo per alcuni anni, condividessero la loro gioia nel giorno solenne dell’inaugurazione.

            L’ultimo tempio cui ho preso parte alla consacrazione è stata una graziosa chiesetta dedicata al “Santo Bambino di Praga” costruita da don Giancarlo Moneta in una zona molto decentrata alla periferia di Montevideo.           

Ciò avvenne nel febbraio del 2010 nel contesto di uno dei periodici raduni dei Fidei Donum novaresi in America Latina. Mentre elenco le consacrazioni a cui ho partecipato, si profila all’orizzonte un’ulteriore inaugurazione di un tempio cattolico nel paese del Sol Levante ove opera il missionario saveriano padre Piergiorgio Manni, un avvenimento al quale non voglio assolutamente mancare e chissà che non riesca a portare anche il mio vescovo, Mons. F. G. Brambilla!

Don Mario Bandera

 

Don Giorgio Borroni insieme al direttivo del Centro Missionario ha incontrato i Missionari presenti a Novara per un periodo di vacanza.

Celestina Fortina operativa in Senegal - Felice Ferrari presente nel nord est del Brasile - Don Giancarlo Moneta dall'Uruguay

 

Nel Marzo 2017

SARÀ PROCLAMATO BEATO JOSEF MAYR-NUSSER IL GIOVANE ALTOATESINO CHE SI RIFIUTO’ DI GIURARE A HITLER

 

Qualche settimana fa Papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ed ha autorizzato il Dicastero a promulgare i Decreti riguardanti i nuovi prossimi Beati - tra cui alcuni religiosi uccisi in odio alla fede durante la guerra civile spagnola e di Josef Mayr Nusser, un giovane altoatesino morto sotto il nazismo per essersi rifiutato di giurare a Hitler. Su questa testimonianza cristallina vogliamo fissare la nostra attenzione, perché riteniamo che la sua figura al di fuori dell’Alto Adige sia poco conosciuta specialmente nel mondo giovanile, mai come oggi bisognoso di autentici testimoni della fede lucidi e coerenti. 

Josef Mayr Nusser, nacque nel 1910 a Bolzano da una famiglia di viticultori. Benché cittadino italiano, sia pur di lingua tedesca in quanto altoatesino, durante la Seconda Guerra Mondiale venne forzatamente arruolato nelle truppe delle SS naziste e inviato in Germania per essere addestrato e indottrinato al verbo nazional-socialista prima del giuramento al Führer. Unico tra tutte le reclute presenti, si rifiutò di adempiere a tale formalità. Per capire la portata del suo rifiuto, basta conoscere la formula del giuramento nazista che era così concepita: «Giuro a Te, Adolf Hilter, Führer e Cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a Te e ai superiori designati da Te obbedienza fino alla morte, che Dio mi assista». Per il giovane Josef, questo giuramento equivaleva ad una bestemmia, così scriveva alla amatissima moglie Hildegard, una ragazza che proveniva anche lei dal gruppo dei giovani dell’Azione Cattolica altoatesina: “Può un cristiano pronunciare simili parole? Può egli mettere Dio al servizio del potere, della guerra, della furia distruttiva, della violenza fine a se stessa? Dio che è al di sopra di ogni legge, di ogni nome, di ogni spazio, di ogni luogo, come può farsi paladino di un dominatore senza scrupoli? Chi può manipolare ciò che di più sacro e intangibile appartiene alla fede? Più che mai ero convinto che non avrei mai pronunciato quel giuramento. Ciò che affligge il mio cuore è che la mia testimonianza nel momento decisivo possa causare a te, fedelissima compagna, disgrazia temporale. Prega per me affinché nell’ora della prova io agisca senza timore ed esitazioni secondo i dettami di Dio e della mia coscienza”.

Josef Mayr-Nusser, venne arrestato e inviato al carcere di Danzica in Polonia con l’accusa di tradimento, durante la detenzione subì ogni sorta di torture e maltrattamenti, quindi dopo un processo-farsa fu condannato a morte e venne destinato al famigerato campo di sterminio di Dachau. Un bombardamento alleato alla linea ferroviaria bloccò il treno alla stazione di Erlangen. Gravemente provato per via delle torture e delle continue privazioni a cui era stato sottoposto durante la prigionia, morì lungo il tragitto nel vagone bestiame del treno il 24 febbraio 1945. La sua beatificazione è prevista per il prossimo 18 marzo 2017 nel Duomo di Bolzano.

Gioverà ricordare che questo evento fa seguito ad un'altra beatificazione che Papa Ratzinger fece nel 2007, quando elevò agli onori degli altari Franz Jägerstätter, un giovane austriaco militante dell’Azione Cattolica del suo paese, il quale era convinto che l’ideologia nazista fosse incompatibile con il Cristianesimo, e quindi lui non poteva mettere in secondo piano i principi evangelici per assumere quelli della dottrina del nazional-socialismo e di conseguenza non se la sentiva in coscienza di fare il giuramento ad Hitler. Per quanto rare e sporadiche testimonianze di questo genere aiutano a capire che un’alternativa all’odio e alla violenza esiste e che i cristiani sono profeticamente chiamati a percorrerla e a renderla attuale.

Mario Bandera

 

 

Dopo 7 anni la commissione Chilcot arriva a dire che forse per la guerra in Iraq qualche problema c’è stato. Ma l’interessato, Blair, si scusa, come aveva già fatto Bush, e rivendica la propria ‘buona fede’.

Come si può fare una guerra in buona fede? Come può un presidente o un primo ministro parlare di una scelta del genere, la guerra, fatta in buona fede?

La buona fede è un’altra cosa: è di chi compie un gesto che magari si rivela sbagliato, ma almeno lo ha fatto senza nessun tornaconto o interesse.

Di fronte a questa scelta di guerra dobbiamo chiederci: quali interessi c’erano in campo? Cosa c’era da guadagnare?

La vita degli iracheni non interessava allora e non interessa oggi.

Quanti sono stati i morti per la guerra in Iraq? Sappiamo il numero esatto dei morti inglesi, italiani, statunitensi, ma non degli iracheni.

Alla faccia della buona fede.

Domenica prossima leggeremo a Messa la parabola del buon Samaritano: Gesù ci indica come modello il Samaritano che si ferma, non il sacerdote e il levita che passano oltre.

Papa Francesco, qualche giorno fa, ha denunciato l'ipocrisia di chi parla di pace e alimenta la guerra:  “Mentre il popolo soffre, incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti.  E alcuni dei paesi fornitori di queste armi, sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?” 

Siamo tutti interpellati sulla nostra buona fede: giornalisti, politici.. ma anche ognuno di noi.

Il rischio di abituarci alla guerra, di credere che vendere armi sia un buon affare, l’esultanza per il progetto degli F-35, la convinzione che le banche siano fatte per guadagnare e non ci interessa sapere dove e come investono e sulla pelle di chi, l’indifferenza di fronte alle tragedie ‘lontane’  è un rischio reale per ognuno di noi.

Ne va della nostra buona fede, quella vera. Don Renato Sacco

 

Dal Burundi (…ma dov'è il Burundi?) una breve lezione di economia. Chiara, semplice, vera. Che fa capire molto, a partire da un cucchiaio di zucchero(Isukali). Così vanno le cose...

"Ormai da qualche giorno é molto difficile trovare dello zucchero, o lo si trova a dei prezzi impossibili. Ormai da circa 3 anni era diventato un po' il segno del progresso del paese, - scrive l'amico missionario in Burundi, che chiede di non essere citato - perché da alimento riservato ai ricchi era diventato accessibile a molti. Qui lo si vende a cucchiai, un cucchiao 50 franchi, due cucchiai 100... I bambini lo vanno a comprare al mattino per metterlo nel thé.
Attorno era nata tutta un'economia semplice, ma significativa per molte famiglie, perché lungo le strade si incontrano le mamme, che davanti casa, con i thermos vendono una tazza di thé per 200Fr. … Ora tutto questo é sparito. Lo zucchero c'é, lo si produce qui, ma é stoccato in magazzini, per speculare sul prezzo. Chi dice di controllare il mercato é l'artefice delle speculazioni... Storie di piccole economie domestiche, che rispecchiano nel piccolo, forse il grande egoismo che osserviamo nella crisi mondiale. Ora le grandi ONG compreranno a prezzi impossibili, per "donarlo" ai poveri nei vari programmi di assistenza e rendere assistiti per tutta una vita, i disgraziati che non possono permetterselo, é già successo per i fagioli e il riso e si ripeterà per altri generi fino alla prossima rivolta e bagno di sangue... La giustizia non sempre coincide con la carità... Buona giornata a tutti dai nostri 35° impolverati."

 

 

INCONTRI DI FORMAZIONE MISSIONARIA

 

Nella parrocchia di Sant’Antonio in Novara, si è tenuto un incontro di formazione per animatori missionari. Momenti formativi come questi sono una costante dei CMD delle diocesi di Biella, Novara e Vercelli per aggiornare i responsabili dei vari gruppi missionari.

Gli incontri si tengono nei rispettivi capoluoghi, di solito si prende in esame un paese del Sud del mondo e un esperto sviluppa tematiche e problemi legati a quella realtà.

Quest’anno i paesi presi in esame sono stati: Burundi, Bolivia e Tibet. L’incontro di Novara aveva come soggetto il Tibet, relatore Padre Gianni Criveller del PIME, che vive a Hong Kong, in Cina, da oltre trent’anni e quindi fedele alla tradizione del suo Istituto - fin dalle origini attento e sensibile alla realtà asiatica - ha presentato l’attuale situazione del Tibet, una nazione che è stata “inglobata” con un’occupazione militare nella Repubblica Popolare Cinese.

Da vari decenni è in atto una massiccia emigrazione cinese al fine di rendere il Tibet sempre più omogeneo alla Cina. Molti monasteri sono stati chiusi e il Dalai Lama che oltre ad essere capo spirituale era anche capo di Stato del Tibet, costretto all’esilio. Le speranze per una soluzione diplomatica del problema, al momento non si vedono.

La settimana scorsa a Biella, l’incontro verteva sulla Bolivia; relatore don Leonardo Giannelli, Fidei Donum della diocesi di Gubbio da vent’anni presente nel paese andino. Egli ha illustrato come la Bolivia, privata di uno sbocco al mare per aver perduto una guerra con il Cile e il Perù a fine ‘800 e caratterizzata geograficamente in un arido altopiano e da una fascia di territorio ricoperta dalla selva equatoriale, faccia molta fatica a emergere nel contesto latino americano. L’attuale presidenza di Evo Morales, primo indigeno di etnia Aymara ad assumere la carica di Capo dello Stato, in quasi due secoli di indipendenza, fa intravedere una svolta sociale e politica impensabile fino a qualche tempo fa.

Nell’incontro precedente di Vercelli, invece, l’attenzione è stata posta sul Burundi, a parlarne è stato invitato il patriarca dei Fidei Donum vercellesi: don Giuseppe Minghetti che ha passato più di trent’anni della sua vita tra Burundi e Rwanda. Egli ha messo in luce come le due etnie presenti nel paese delle mille colline: Hutu e Tutsi, facciano molta fatica a convivere, questo dovuto al fatto che durante la colonizzazione i colonialisti belgi puntarono sui Tutsi africani nilotici che risalendo il grande fiume alla ricerca di pascoli per le loro mandrie, si incontrarono con gli Hutu, agricoltori dell’altopiano, dando vita a una coesistenza difficile ma tutto sommato accettabile. Quando se ne andarono i belgi, affidarono tutto il potere ai Tutsi che formano la minoranza della popolazione e iniziarono i moti di ribellione da parte della maggioranza Hutu con rivolte cicliche che si sono succedute dagli anni ’60 ad oggi. Attualmente c’è una situazione di stallo anche perché la gente semplice (sia del Rwanda come del Burundi) è stanca di soffrire e patire angherie di ogni genere. Ogni incontro ha dato la possibilità ai partecipanti di ampliare sempre più le proprie conoscenze sull’orizzonte mondiale autentica sfida missionaria per la Chiesa del futuro.

                                   Mario Bandera

 

 

 

Caro Loris, profeta sobrio e gentile, memoria creativa del Concilio!

 

Un grande abbraccio a te, caro, indimenticabile Loris Capovilla, patriarca del Concilio, vecchia quercia che rinfresca e allieta la nostra giovinezza, intimo a tanti di noi come lo fosti a papa Giovanni XXIII.

A lui vicinissimo, lo invitasti la sera dell'11 ottobre 1962 a rivolgere alla folla il famoso discorso della luna. 

Assieme a Roncalli e a Montini, sei tra le radici di Pax Christi in Italia. Una nostra video-intervista del 2013, realizzata a Sotto il Monte, è intitolata "Pacem in terris, stiamo camminando". Con te sappiamo che la pace è possibile e necessaria, giusta e buona, utile e bella.

Ecco, con te, profeta sobrio e gentile, stiamo camminando con fiducia e passione. Tra noi diversamente vivente, sei anche tu luce ai nostri passi, anche tu beato perché con noi in cammino

Con te faremo sempre memoria creativa del Concilio Vaticano II la cui porta oggi papa Francesco ha inteso riaprire l'8 dicembre scorso, all'inizio dell'Anno della misericordia.

Caro Loris, sei a un nuovo inizio. Con te ripetiamo l'auspicio giovanneo: tantum aurora est.

Con te vogliamo curare la fragile aurora di un evento decisivo per una nuova stagione ecclesiale rivolta a tutta la famiglia umana. 

Grazie per la tua vita piena di grazia. 

Shalom.

Sergio Paronetto (vicepresidente di Pax Christi)

 

 

 

 

 

MORTARA INCONTRO INTERDIOCESANO DEGLI UFFICI DI PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO

 

 

Si è tenuto a Mortara sabato scorso, presso la Casa Madre delle suore “Pianzoline”, l’annuale incontro degli uffici della PSL delle diocesi di Biella, Casale M.to, Novara, Vercelli e Vigevano. Questo appuntamento, che ormai vanta una discreta tradizione, vuole affrontare dal punto di vista pastorale alcuni nodi problematici della vita sociale della gente. “Quale economia nell’anno del Giubileo della Misericordia?” era l’interrogativo cardine che gli organizzatori proponevano ad operatori pastorali e ad addetti ai lavori delle diocesi interessate, attraverso un momento di riflessione sulle connessioni, sulle implicanze e sulle suggestioni che l’anno giubilare può offrire alla economia reale in cui siamo chiamati a vivere il nostro essere cristiani. Introdotti i lavori da Mons. Maurizio Gervasoni Vescovo di Vigevano, Luca Moscatelli, biblista della Diocesi di Milano, faceva un escursus biblico mettendo in risalto gli aspetti significativi di come era vissuto l’anno giubilare nell’Antico Testamento. Paolo Foglizzo della redazione di “Aggiornamenti Sociali”, ha invece cercato di porre in risalto le implicanze che un mandato così esplicito ha sul comportamento della comunità cristiana. I numerosi riferimenti all’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, stavano a indicare di come un richiamo biblico che rimonta a secoli fa sia più che mai attuale. Fabio Silva, cofondatore di Banca Etica ha presentato la sua esperienza in un settore, quello della finanza, dove i criteri morali per l’utilizzo degli investimenti sono alquanto labili. Don Mario Bandera, tirando le conclusioni del Seminario di studio ha ricordato che l’attuale economia fonda le sue fortune più sul movimento dei flussi e delle speculazioni finanziarie internazionali che sul lavoro della persona. L’economia oggi non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come dice Papa Francesco, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo i così detti scarti, ovvero i nuovi esclusi. Come dice l’Enciclica “Mater et magistra” di Giovanni XXIII, i bisogni dei lavoratori non possono essere sottomessi alle leggi di convenienza economica elevate a criterio assoluto.

A conclusione del seminario di studio i responsabili delle PSL diocesane prendevano atto che questo evento va aumentando di consistenza anno dopo anno, ciò lascia ben sperare che i temi della Pastorale Sociale e del Lavoro vengano recepite sempre più dalle nostre comunità ecclesiali.

 

 

 

Pannella, la lettera al Papa:

"Caro Francesco, ti voglio bene"

 

 

 

 

 

Camera ardente a Montecitorio. Veglia notturna alla sede del partito radicale.Sabato 21Maggio il funerale laico a piazza Navona.Il Dalai Lama: "Prego per lui"

 

 ROMA - La camera ardente del leader radicale Marco Pannella, morto ieri a Roma a 86 anni, sarà allestita oggi dalle 15 a Montecitorio. Alle 22 la salma sarà trasportata nella sede del partito a largo Argentina per una veglia. Domani il funerale laico, con una cerimonia pubblica che si terrà in piazza Navona. Infine, Marco Pannella sarà sepolto a Teramo, sua città natale.

La lettera al Papa. Intanto sono state pubblicate sul sito di Famiglia Cristiana le prime righe della
lettera scritta a mano e inviata da Marco Pannella al Pontefice il 22 aprile scorso, dopo il viaggio  a Lesbo: "Caro Papa Francesco, ti scrivo dalla mia stanza all'ultimo piano, vicino al cielo, per dirti che in realtà ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne, di quei bambini, e di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa. Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi, quelli che tutti scartano". La missiva si conclude con i saluti in maiuscolo: "TI VOGLIO BENE DAVVERO, TUO MARCO". Nel post scriptum della lettera c'è un accenno alla croce di monsignor Romero, assassinato il 24 marzo 1980 a El Salvador dagli squadroni della morte mentre celebrava messa: "

Ho preso in mano la croce che portava mons. Romero, e non riesco a staccarmene". La lettera di Pannella venne al Papa da monsignor Paglia. Il 2 maggio, giorno del compleanno di Pannella, Francesco mandò in regalo il suo libro sulla Misericordia e una medaglia.

 

 

 

 

don Franco Marton .......................................con don Mario Bandera


RICORDANDO DON FRANCO MARTON, GENIALE E PROFETICO
PROTAGONISTA DELLA MISSIONARIETÀ ITALIANA

 

Domenica 24 aprile si è spento a Treviso don Franco Marton, uno dei sacerdoti che negli ultimi decenni più hanno inciso sulla cooperazione e comunione fra le diocesi italiane e i paesi del così detto Terzo Mondo in modo particolare dell’America Latina. Aveva 79 anni.

Nato il 29 agosto 1936 a Mogliano Veneto da Pietro ed Evelina Battistella.  

Dopo il diploma di maturità classica Don Franco entra nel Seminario vescovile di Treviso a circa 20 anni. Frequentati i cinque anni di formazione teologica, venne ordinato sacerdote da Mons. Antonio Mistrorigo nel 1960. Quindi gli venne chiesto di continuare gli studi, in vista dell’insegnamento, si iscrive perciò all’Università di Lovanio, in Belgio – dove consegue il dottorato in Filosofia – e quindi all’Università Gregoriana di Roma, ottenendo la licenza in Teologia Dogmatica: ricordiamo che quelli erano gli anni del Concilio Ecumenico Vaticano II.

 

 

 


COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA CEI IN OCCASIONE DEL 1° MAGGIO

“IL LAVORO: LIBERTÀ E DIGNITÀ DELL’UOMO IN TEMPO DI CRISI ECONOMICA E SOCIALE”

La giornata del 1° Maggio si è imposta da tempo in tutto il mondo come festa laica e civile per solennizzare le conquiste che gli operai avevano ottenuto attraverso le loro lotte lungo i faticosi decenni del XX Secolo. I lavoratori raggiungevano così quei diritti loro negati, scoprendo di avere un ruolo importante da giocare nella società per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno. Si può dire che i salariati, i sindacati con il lungo, faticoso cammino compiuto, hanno posto come protagonista della storia degli ultimi secoli quel “Quarto Stato” mirabilmente raffigurato dal dipinto di Pellizza da Volpedo. Con l’introduzione della Festa di San Giuseppe Artigiano, la Chiesa ha voluto unirsi significativamente al cammino dei lavoratori, alle loro famiglie, alle loro speranze e al futuro da costruire insieme agli uomini di buona volontà. Per questa occasione la Commissione Episcopale per i Problemi Sociali e il Lavoro della CEI, tutti gli anni offre una riflessione attraverso un Messaggio che cerca di rispondere a quelli che sono i segni dei tempi che interpellano, non solo il mondo civile, ma anche la comunità ecclesiale.

Il Messaggio di quest’anno pone in luce il dato che è sotto gli occhi di tutti, ovvero che in Italia il lavoro manca! Una scarsità che porta sempre più persone, impaurite dalla prospettiva di perderlo, a considerare che nulla sia più come prima. Sempre più larghi strati di giovani, del mondo femminile e  di coloro che a cinquant’anni perdono il lavoro, sperimentano sulla propria pelle la precarietà dell’esistenza e l’incertezza del futuro. Una situazione come questa dice Papa Francesco, genera degli “scartati” e rende coloro che hanno la fortuna di mantenere il proprio posto di lavoro, chiusi in se stessi, tesi a difendere l’esistente e ad assumere atteggiamenti di rifiuto verso coloro che anelano ad avere un’occupazione che dia modo di vivere con più tranquillità. I Vescovi perciò invitano a educare al lavoro, a riscoprire le relazioni fondamentali che nascono proprio negli ambienti lavorativi, di modo che il lavoro torni ad essere quel luogo umanizzante nel quale si comprende il compito della testimonianza cristiana e si entra in relazione profonda con Dio, con noi stessi, con il creato e non con criteri esclusivamente utilitaristici.

Il Messaggio prosegue poi sottolineando come sia importante ritrovare all’interno delle istituzioni formative, in modo particolare la scuola, i legami inscindibili che uniscono il cammino di formazione al modo del lavoro con il lavoro vero e proprio, solo così il nostro paese non continuerà a sprecare l’intelligenza, il talento e la creatività dei suoi giovani che spesso sono costretti a emigrare nella speranza di trovare un lavoro più dignitoso altrove. Bisognerebbe anche superare una delle disuguaglianze storiche dell’Italia la frattura Nord Sud, solo negli ultimi dieci anni – dicono i Vescovi – hanno abbandonato il Sud più di settecentomila persone, non più con la valigia di cartone in mano ma con titoli di studio e lauree di prim’ordine, a malincuore, con la consapevolezza di non poter contribuire allo sviluppo della propria terra. Il destino del nostro paese non può essere disgiunto, esso deve crescere in maniera armonica e completa, a ben vedere ci sono gesti che incominciano a indirizzare la strada in questo senso, l’Italia sotto questo aspetto è stata troppo tempo ferma, è giunto il momento di ricominciare a camminare. Queste parole rivolte alla comunità italiana, sono molto più di un auspicio, in quanto racchiudono uno stimolo significativo per tutte le persone impegnate a rendere il lavoro sempre più a dimensione d’uomo.

Mario Bandera – Responsabile PSL Diocesi di Novara

 

 

INCONTRO DEI CMD E DEI FIDEI DONUM RIENTRATI  DI PIEMONTE E VALLE D’AOSTA
Giovedì 21 aprile, nella suggestiva cornice del Santuario della Madonna Nera di Oropa (Biella), i collaboratori dei Centri Missionari e i Fidei Donum rientrati di tutte le Diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta, si sono ritrovati per vivere una giornata di fraternità. Hanno così voluto celebrare in modo originale il Giubileo della Misericordia, valorizzando l’apporto di coloro che hanno vissuto un’esperienza nei cosiddetti paesi di missione, al loro rientro in Italia.Don Ezio Saviolo, Fidei Donum della diocesi di Biella rientrato dal Brasile dopo un’esperienza missionaria trentennale in Maranhão, aprendo i lavori della giornata, ha stimolato i presenti a riflettere sul tema: “Misericordia e Missione Ad Gentes” mettendo in luce come coloro che sono stati beneficiati dall’esperienza esaltante di una vocazione missionaria, hanno più facilità nelle diocesi di origine al loro rientro, a scoprire le meraviglie che lo Spirito Santo ha fatto conoscere loro sulle frontiere e nelle periferie del cosiddetto Terzo Mondo. Don Saviolo, nella sua relazione ha illustrato come: “Missione significa vivere un amore radicale, in quanto essa presuppone l’importanza di accogliere e accettare l’altro, ascoltandolo secondo lo stile di Gesù”.

La misericordia verso i poveri, verso gli scartati, verso coloro che bussano alle nostre porte, verso la Missione che entra in casa nostra, è vivere in modo nuovo e radicale un impegno missionario che finora era caratterizzato dal servizio Ad Gentes, ovvero “andare lontano” mentre invece l’esperienza dei Fidei Donum insegna ad andare verso i “lontani”, compresi quelli che abitano nei nostri paesi e nelle nostre città.

Per quanto riguarda la regione ecclesiastica piemontese-valdostana: va messo in evidenza che tutte le diocesi che la compongono, hanno avuto e hanno tuttora in corso l’esperienza dei sacerdoti Fidei Donum in varie parti del mondo, alcune pur nella loro ridotta dimensione geografica, hanno scritto pagine meravigliose nel grande libro delle missioni e non è detto che siamo all’ultimo capitolo!

Dopo l’intervento di don Saviolo è seguita una celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Susa, Mons. Alfonso Badini Confalonieri, Presidente della Commissione Missionaria Regionale, il quale nell’Omelia non ha mancato di sottolineare come la responsabilità che abbiamo saputo costruire nei confronti della Missio Ad Gentes è una eredità preziosa da valorizzare nella pastorale quotidiana delle nostre diocesi, nessuno può permettersi di fare un passo indietro, soddisfatto magari del lavoro compiuto da chi ci ha preceduti. Il passaggio attraverso la Porta Santa del Santuario della Madonna Nera di Oropa ha suggellato questo impegno.

A questo evento erano presenti coloro che lavorano nei Centri missionari delle varie diocesi e buona parte dei Fidei Donum rientrati, tutto ciò lascia ben sperare perché il carisma missionario non venga meno in futuro, tenendo presente le molte iniziative che le diocesi piemontesi hanno in tante parti del mondo. Una delle caratteristiche ecclesiali di questa terra è la presenza, in un passato non molto lontano, dei cosiddetti “Santi sociali”, essi hanno aiutato le nostre gente a non perdere d’occhio i problemi degli ultimi, degli emarginati, degli scartati che facevano parte del panorama della nostra società. L’avere occhi di riguardo per “gli scarti” di casa nostra, ha portato progressivamente le nostre Chiese locali ad aprirsi ad orizzonti sempre più vasti, caratterizzandosi come una comunità capace di aprirsi alle necessità della Chiesa Universale. La presenza di tutti i CMD del Piemonte e Valle d’Aosta, la folta rappresentanza dei Fidei Donum rientrati presenti ad Oropa giovedì scorso, sta a dimostrare come la scelta missionaria resti tuttora uno degli slanci più belli delle nostre Chiese, da proiettare con forza e fantasia verso il prossimo futuro.

Caro don Tonino...

Lettera aperta a don Tonino Bello, nel giorno dell’anniversario della sua morte.
20 aprile 2016 da Renato Sacco coordinatore nazionale di Pax Christi

Caro don Tonino,

nell’anniversario della tua nascita al cielo pensavo di scrivere alcune righe per ricordare, anche a chi non ti ha conosciuto, le tante cose belle che hai fatto durante la tua vita. Ma non ci sono riuscito, e allora scrivo direttamente a te, non per imitare la tua grande capacità di scrivere lettere personali un po' a tutti, non ne sono capace, ma perché così posso dirti liberamente alcuni pensieri, come mi vengono…Volevo dirti che qui, sulla terra, abbiamo ancora bisogno di te: aiutaci a non perdere il coraggio di essere "in piedi, anzi in marcia, costruttori di pace". Perché tira un’aria di guerra mica male.Nel 2015 si sono spesi nel mondo quasi 1700 miliardi di dollari in armamenti.Ti sarà giunta notizia anche lassù che l'Italia vende armi un po' a tutti, anche ai Paesi sostenitori dell'Isis: Arabia Saudita, Qatar. Facciamo affari d'oro proprio con le armi! Altro che sogno di Isaia "forgeranno le lance in falci…"! Ma di guerre ce sono un mucchio, più o meno dimenticate. Ovviamente continua il progetto degli aerei F35 e qualcuno ha brindato perché Finmeccanica ha venduto al Kuwait ben 28 aerei da guerra Eurofighter Typhoon. Pensa che qualche autorevole quotidiano titolava mesi fa: "Quelle idee appassite: essere pacifisti in un mondo così bellicoso".Come vedi non è cambiato molto dai tuoi tempi, la cultura della guerra ha buone radici e forti sponsor. Insomma, come scrivevi tu, nella tua lettera ad Abramo, c'è ancora "nell’aria odore di zolfo".A dire il vero c'è papa Francesco (sai che molti vedono grandi somiglianze tra voi due) che continua a denunciare questa follia delle armi e della guerra, è arrivato anche a dire "Maledetti". Ma per lui tira un'aria un po' difficile. Molti lo criticano in modo esplicito, altri in modo più sottile. E tu sai bene cosa vuol dire essere criticato, anche pesantemente: lettere inviate a Roma con i tuoi scritti giudicati poco ortodossi, critiche per non aver usato il "pilleolo" durante una celebrazione, critiche per essere andato a Bari, allo stadio, nel luglio 1991 quando arrivarono migliaia di profughi dall'Albania. "A fame peste et bello… libera nos domine", scrisse qualcuno. E Francesco viene criticato per le sue aperture che "rovinano" la Chiesa, per essere andato l'altro giorno a Lesbo e aver portato con sé al ritorno 12 profughi. Tu ne sai qualcosa, visto che avevi ospitato in casa tua alcune famiglie sfrattate… E allora ti chiedo, cerca (cercate un po' tra tutti voi di lassù) di sostenere questo Papa. Anche noi ci proviamo a non lasciarlo solo, ma un vostro aiutino dall'alto non guasta. E, già che ci sei, dai un occhio anche a tutto il popolo della pace e anche a noi di Pax Christi che ci troviamo in assemblea nei prossimi giorni ad Assisi, (Misericordia è disarmo, giustizia, condivisione) proprio nella città di un altro Francesco, a te molto caro, visto che sulla tua tomba c'è scritto 'terziario francescano'.

Che dire ancora? Grazie don Tonino!


STRAGE DI CRISTIANI A LAHORE – PAKISTAN

 

Nel pomeriggio di Pasqua in un parco pubblico di Lahore, città del Pakistan centrale, gremito di famiglie cristiane che celebravano la Pasqua, un’esplosione causata da un attacco suicida, ha provocato la morte di oltre 70 persone e più di 300 feriti. Al momento della strage c’era una grande folla nel parco, l’efferatezza del gesto è resa ancora più grave dal fatto che molte delle vittime erano dei bambini.

Gioverà ricordare che il padre fondatore del Pakistan, Mohammad Ali Jinnah, pur essendo musulmano, volle che il nascente stato inglobasse una pluralità di appartenenze religiose, non a caso come emblema fu scelta la bandiera bianco/verde in cui la striscia bianca, pur essendo più ridotta rispetto al colore verde del vessillo nazionale, stava a significare che all’interno del Pakistan esistevano minoranze etnico-religiose diverse dalla maggioranza dell’etnia Hurdu e dalla fede musulmana.Molte le reazioni nell’opinione pubblica al vile attentato di Lahore; una delle prime a farsi sentire è stata quella del Premio Nobel per la Pace, la giovane Malala Yousafzai, la quale ha commentato l’esecrabile gesto con queste parole: “Sono sconvolta da questo crimine insensato che ha colpito gente innocente mettendo a rischio la convivenza tra le diverse fedi religiose presenti nel nostro Paese”. Come lei, altre personalità del Pakistan come del mondo intero hanno fatto sentire la loro voce condannando l’uccisione di persone innocenti. Il Pakistan ha un Ministero per le minoranze religiose che in questo momento è affidato al fratello di Shahbaz Bhatti un uomo politico ucciso il 2 marzo 2011 a soli 42 anni a Islamabad. Egli era un cattolico innamorato del suo Paese, a stragrande maggioranza musulmana, ma casa comune di significative minoranze e credeva nella cultura della pacifica convivenza secondo lui impressa nelle coscienze della gente del Pakistan.

MISSIONARIE DELLA CARITÀ DI MADRE TERESA:
MARTIRIO E SANTITÀ

 

 Nel Marzo scorso ad Aden, città del Sud dello Yemen, un gruppo di persone in uniforme ha fatto irruzione nell’edificio delle suore Missionarie della Carità, Istituto fondato da Madre Teresa, uccidendo il guardiano e gli impiegati che si sono frapposti sul loro cammino. Raggiunte le stanze delle suore hanno aperto il fuoco uccidendo quattro religiose: suor Anselm, dell’India, suor Marguerite e suor Reginette del Rwanda, suor Judit del Kenya. Si è invece salvata la superiora, che è riuscita a rifugiarsi in un nascondiglio. Gli assalitori hanno inoltre sequestrato padre Tom Uzhunnalil, un sacerdote salesiano che viveva nella struttura, il quale al momento dell’assalto era nella cappella a pregare. In totale le vittime sono state 14: quattro religiose e dieci laici, impiegati della comunità che accoglieva anziani e disabili. 

 

 

GIOVENTÙ MISSIONE E MARTIRIO

 

In una frizzante serata di marzo, è andata in scena nel cuore di Novara la Veglia delle Palme, che tradizionalmente è un appuntamento indirizzato ai giovani e dai giovani vissuto come momento importante della loro crescita umana e cristiana. L’evento di sabato 19 marzo u.s., imitando l’allineamento dei pianeti che avviene molto raramente, poneva la Veglia delle Palme a ridosso della Giornata dedicata alla memoria dei Missionari Martiri. Il 24 marzo del 1980, nella cappella del piccolo ospedale di San Salvador, veniva assassinato mentre celebrava la Messa, Mons. Oscar Romero, voce profetica, non solo dei poveri del suo paese, ma di tutti i poveri dell’America Latina. Considerando che i martiri del giorno d’oggi, operatori pastorali, religiose, sacerdoti, pagano un prezzo altissimo in quanto in alcune zone del pianeta sono presi particolarmente di mira per il loro impegno nell’annuncio del Vangelo e in difesa dei diritti dell’uomo, il sacrificio di Mons. Romero è stato preso come emblema di tutti i martiri moderni e la data della sua uccisione è stata dichiarata Giornata di digiuno e di preghiera per i Missionari Martiri.

Da quel giorno si è voluto ricordare chi ha offerto la propria vita per la difesa degli ultimi, da allora è nata una tradizione in cui si fa memoria di queste persone con una celebrazione che coraggiosamente rimette al centro il martirio, visto non più come qualcosa appartenente ai primi secoli del cristianesimo, ma come una splendida e tragica realtà che vivifica gli anni che stiamo vivendo. In questa celebrazione vengono scanditi i nomi di coloro che hanno offerto la propria vita nell’anno precedente, per noi della diocesi di Novara, un momento di particolare commozione si è avuto quando, nominando queste persone è stata ricordata la dottoressa Rita Fossaceca, molisana d’origine novarese d’adozione, uccisa in Kenya mentre si trovava in quel paese per aiutare le persone più povere. Il suo nome insieme a quello di un’altra ventina di testimoni è risuonato mentre un migliaio di giovani stava vivendo un intenso e suggestivo momento di preghiera, non occorre andare molto lontano per capire come questo fatto abbia avuto una certa risonanza, non solo nel cuore dei ragazzi che ascoltavano, ma nel cuore stesso del cammino pasquale, ricordando a tutti che è vero che siamo di fronte a persone che sono morte per offrire una speranza di vita, ma che è altrettanto vero e pregnante che proprio la meditazione su questo sacrificio ci aiuta a entrare nel mistero del Calvario, dove dolore e morte sembrano schiacciare l’uomo, ma dove la Risurrezione del Signore aiuta a capire che una vita donata per gli altri è la grazia più grande che possiamo offrire come insegnano i Martiri di tutte le generazioni. 

Mario Bandera

 

DI FRONTE ALLA FANTASIA DEL MALE CHE OGGI SEMBRA PREVALERE “MANI GIUNTE E MANICHE RIMBOCCATE

 

Le drammatiche immagini televisive che hanno mostrato a tutto il mondo la potenza distruttrice e devastatrice da parte di un manipolo di esaltati terroristi islamici nella capitale belga, hanno oggi evidenziato al di là di ogni logica e ragionevolezza, la diabolica fantasia che le forze del male sanno rivestire quando scendono in campo con i più perversi istinti omicidi. Pur abituati a convivere con situazioni internazionali drammatiche: violenze, distruzioni, sequestri, bombardamenti, guerre regionali, ecc., siamo rimasti profondamente scossi per i tragici fatti di Bruxelles.

Di colpo ci siamo sentiti sprofondare nel buio delle tenebre, nell'abisso del mistero del male, da cui scaturiscono sia la ferocia inaudita dell'uomo sull'uomo, sia la sconvolgente e premeditata efferratezza che tendono a soffocare ogni barlume di ragione che alberga nel cuore dell'umanità. Attoniti, senza parole, quasi immobilizzati da questi atti di terrorismo che i mass-media rovesciavano continuamente nelle nostre case e nelle nostre coscienze, sentiamo più che mai il bisogno di alzare i nostri sguardi verso Dio, per implorare da lui Giustizia, Pace e Misericordia. Come credenti in Cristo sappiamo che solo la sua Parola può dare un senso agli interrogativi che si agitano nel nostro animo. Se in questi tempi le forze delle tenebre sembrano prevalere, Cristo ci ha assicurato che il male e la morte non hanno e non avranno mai l'ultima parola. Su questa base poggia la nostra speranza, ed in Lui solo si alimenta la nostra preghiera.

INSERTO MISSIONARIO PASQUA 2016