Preghiamo per la liberazione di Padre Paolo Dall'Oglio
Speciale S.Natale auguri e lettere da tutto il mondo

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Preghiamo per la liberazione di Padre Paolo Dall'Oglio
Speciale S.Natale auguri e lettere da tutto il mondo

Preghiamo per la liberazione di Padre Paolo Dall'Oglio
Don Nur El Din Nassar, attuale coadiutore a Omegna e don Fabrizio Scopa, attuale coadiutore di Sant’Antonio a Novara, Missionari Fidei Donum in Ciad

 

Preghiamo per la liberazione di Padre Paolo Dall'Oglio Speciale S.Natale auguri e lettere da tutto il mondo


 

 


edizione del 13/6/2017 free webpage hit counter

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

incontro dei missionari del Piemonte e Valle d'Aosta 18 Maggio

Mercoledì 3 Maggio
Chiesa di S.Rocco Novara

incontro con P. Ibrahim Alsabagh parroco di Aleppo

Serata preziosa,ricca di spunti
e molto partecipata

PASQUA DI RISURREZIONE 

Domani: si risorge! 
Oggi, intanto,
si continua a morire così…
o peggio si continua a far morire così…
o più drammatico ancora a uccidere così…come fosse la normalità… 
E’ ora di svegliarci
è ora di reagire
è ora di cambiare
è ora di stimare
è ora di rispettare
è ora di scegliere la nonviolenza
è ora di amare
è ora di perdonare
è ora di Risorgere
E’ Pasqua!

BEATIFICATO JOSEF MAYR-NUSSER,

IL GIOVANE ALTOATESINO

DELL’AZIONE CATTOLICA CHE SI RIFIUTÒ DI GIURARE A HITLER

libretto da meditare e conservare

Viaggio in Algeria resoconto

 

Follonica : le due donne Rom



"LA CUSTODIA DEL CREATO"

PER "I CRISTIANI PERSEGUITATI"

 

Microrealizzazioni della diocesi di Novara per l’iniziativa della Chiesa italiana
“Il diritto di rimanere nella propria terra”

 

LIBANO – Zahlè (Valle della Bekaa) - € 5.000

Sostegno scolastico a bambini dei campi profughi

 

La Microrealizzazione proposta dall’Associazione “Annas Linnas” (gli uni per gli altri) di cui è responsabile padre Abdo Raad, ha come obiettivo l’aiuto a bambini siriani e irakeni rifugiati. Il Libano è il paese che accoglie il maggior numero di profughi che fuggono dalla guerra civile imperante nei loro paesi. La situazione peggiore è quella dei bambini, il 70% non frequenta la scuola. Rischiano tutti i pericoli della strada, del lavoro forzato, dello sfruttamento. Questo progetto offre ad alcuni di loro l’occasione di poter frequentare la scuola, assistiti da educatori specializzati, dove trovano il caldo, l’insegnamento, il cibo e la gioia.

Beneficiari 50 bambini e le loro famiglie che vivono in condizioni precarie nei campi profughi a cui l’associazione porta cibo, materiale sanitario, combustibili ed altri aiuti concreti.

 

BURUNDI – BUJUMBURA (Parrocchia di Kamenge) - € 5.000

Para-scuola per bambini in condizioni di marginalità

 

La Microrealizzazione, proposta da don Massimo Minazzi, sacerdote Fidei Donum della diocesi di Novara che opera in una parrocchia della periferia di Bujumbura, prevede l’acquisto di materiali scolastici e sportivi per un luogo di riferimento che funga da para-scuola. L’obiettivo è l’aiuto a bambini che vivono in situazione di marginalità, non frequentano la scuola e non hanno nessun maestro se non la strada. In questo luogo, un gruppo di maestri ed animatori, tengono alcune attività sportive, ludiche, di formazione e alfabetizzazione. Si prevede di strutturare meglio le attività con un gruppo d'educatori fissi oltre ai volontari, e per quanto possibile offrire le cure mediche e un'integrazione alimentare adeguata.

Beneficiari circa 300 bambini dai 4 ai 12 anni

 

COSTA D’AVORIO - DIOCESI DI ABIDJAN - € 4.600

Sostegno alla scuola elementare “Le Petit Baobab”.

 

La Microrealizzazione, proposta dalla congregazione delle suore della Sacra Famiglia di Spoleto, attraverso il Comitato di collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, prevede l’acquisto di arredo scolastico e materiale didattico per l’avvio di 2 nuove classi della scuola elementare operante nella missione Abobo di Abidjan. L’intervento ha come obiettivo di permettere ai giovani allievi della scuola di crescere in condizioni dignitose e sicure, favorendo il loro sviluppo integrale attraverso la partecipazione a un percorso educativo. Vuole essere anche uno strumento per prevenire la delinquenza giovanile sottraendo i giovani al vagabondaggio e al triste e diffuso fenomeno dei “bambini soldato”.

Beneficiari: 40 bambini tra i 6 e i 14 anni e le loro famiglie per un totale di circa 200 persone.

 

BURKINA FASO - DIOCESI DI OUAGADOUGOU - € 4.950

Allevamento bovino e avicolo.   

 

La Microrealizzazione, proposta dall’istituto delle suore di Maria Consolatrice attraverso il Comitato di collegamento di cattolici per una Civiltà dell’Amore, ha come obiettivo quello di favorire la crescita di un percorso comunitario che contrasti la povertà mediante il sostegno ad una cooperativa di donne impegnate nell’allevamento di animali. Il progetto prevedeva l’acquisto di una pompa a pannelli solari che permetterà di dotare l’allevamento dell’acqua necessaria per gli animali. Attraverso la formazione teorico‐pratica le allevatrici avranno la possibilità di accrescere le loro competenze e superare le condizioni di povertà in cui vivono.

Beneficiari diretti: 30 donne del villaggio di Zekounga.

 

CIAD - BISSI MAFOU DIOCESI di PALA - € 3.500 (per una pompa acqua)  

Progetto perforazioni per l’accesso all’acqua potabile

 

La Microrealizzazione proposta dalla parrocchia di Bissi Mafou rappresenta una piccola risposta al problema della penuria di acqua potabile dei villaggi ciadiani. Nel novembre 2013 è stata costituita una squadra per realizzare delle perforazioni. Grazie a loro, la popolazione potrà disporre di una pompa manuale. Il progetto “perforazioni” non è al servizio dei privati. Si lavora per il bene di tutta la popolazione. Le pompe manuali installate saranno disponibili a tutti gli abitanti del paese o del quartiere. Per mantenere questo spirito di sviluppo per tutti, sono state stabilite delle condizioni che responsabilizzano i beneficiari del progetto. Essi devono partecipare a degli incontri di formazione per la buona gestione della pompa dell’acqua, indispensabile per vivere in buona salute, e contribuire con una somma di denaro per assicurarne la manutenzione.

Beneficiari 1 villaggio 1 pompa manuale acqua?

da ALEPPO FULVIO SCAGLIONE di FAMIGLIA CRISTIANA

ALEPPO-SIRIA Un' invocazione di Pace

Con la partecipazione di oltre 200 persone, Venerdì 13 Gennaio presso la parrocchia di S.Martino in Novara si è tenuta una serata per parlare di Aleppo. Dopo un intervento di don Renato Sacco coordinatore di Pax Christi, Fulvio Scaglione giornalista di Famiglia Cristiana ha presentato tramite alcune fotografie la situazione in Aleppo,Daniela Sironi della comunità di S.Egidio ha illustrato le buone pratiche dell'iniziativa "Corridoi umanitari" per i profughi della Siria.

AUGURI E LETTERE DA TUTTO IL MONDO

 
 

Natale 2016 La porta della misericordia rimane sempre spalancata nelle nostre comunità

 

“Tutti i giorni, dal mattino presto alla sera tardi, 4 stagioni su 4, la porta della chiesa parrocchiale rimane non solo aperta, ma spalancata per tutti quelli che vogliono entrare”.

Una scelta precisa, fatta anni fa da un parroco della città di Novara.

Non solo aperta la porta della Chiesa, anche nella stagione più fredda, ma addirittura spalancata!

Concluso l’anno del Giubileo, forse il passo in più che la misericordia di Dio chiede alle nostre comunità cristiane è di far sì che chi arriva, soprattutto “l’orfano, lo sfiduciato, il povero e lo straniero”,  possa scorgere già da lontano che le nostre porte non sono aperte, ma spalancate.

Ovviamente non parliamo solo delle porte spalancate delle chiese: alludiamo a quelle porte di accoglienza, di disponibilità, di generosità e di prossimità che si devono aprire nelle nostre parrocchie.

Ce lo chiedeva già tanti anni fa Giovanni Paolo II: “Aprite, anzi spalancate a Cristo!”

Era l’inizio del suo pontificato, la domenica 22 ottobre 1978.

E sempre di domenica, 37 anni dopo, affacciandosi dalla finestra su Piazza San Pietro, il suo successore Papa Francesco chiederà  che “ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia di profughi, incominciando dalla mia diocesi di Roma”. (Domenica 6 settembre 2015)

Quando una porta si apre, anzi si spalanca, dietro si deve scorgere la misericordia.

Penso in questi giorni alla porta che si è spalancata per Domenico, un giovane papà separato che da mesi vive al freddo, in locali dismessi senza acqua e senza luce.

Per lui in questi giorni si sono aperte delle porte e la generosa accoglienza lo porterà a vivere un Natale decoroso, potendo incontrare i suoi figli in un luogo dignitoso e riscaldato.

Ma quanti Domenico non troveranno risposte!

Dopo l’anno giubilare non è più solo il tempo di “usare misericordia” verso i poveri; è il tempo di “osare misericordia”.

Le nostre porte della carità, anche quelle delle nostre comunità, si aprono spesso, ma forse solo a metà: una piccola offerta, la bolletta o l’affitto pagato, il pacco alimentare distribuito.

Dobbiamo “osare” di più!

Osare significa cercare strade nuove, percorsi di dignità e di riscatto, relazioni più strette e significative, incontri meno fugaci e superficiali.

Oggi una comunità che spalanca le porte alla misericordia guarda negli occhi il povero, cerca di capire la sua condizione,  cerca di “dare un nome” alla sua fragilità, cerca di includerlo all’interno della comunità.

Una comunità che spalanca le porte non assiste soltanto, ma ripercorre a uno a uno i verbi e le azioni del Buon Samaritano, senza ometterne alcuno, comprendendo che quello è il vero stile con cui Gesù ci chiede di farci prossimi verso le persone bisognose.

Allora osare è farsi carico, è prendersi cura, è ricordare che i poveri non sono del parroco o della Caritas, ma sono di ognuno di noi.

“I poveri li avrete sempre con voi” (Mt. 12, 8)

Gesù ce l’aveva ricordato 2000 anni fa.

Eppure non ci siamo ancora attrezzati: quando parliamo di poveri usiamo termini come “emergenza”, come “straordinarietà”, come “realtà scioccante e sconvolgente”.

Loro fanno parte della nostra ordinarietà, ma non lo vogliamo ammettere perché toccano i nostri stili di vita.

Loro fanno parte della vita delle nostre comunità, ma non lo vogliamo ammettere perché li riteniamo persone che chiedono soltanto e non possono darci nulla.

Loro ci ricordano la fragilità e la fatica della vita, ma non lo vogliamo ammettere perché tutti vorremmo essere immortali, belli, forti e soprattutto ricchi.

L’anno della misericordia, appena concluso, lancia questa sfida alle nostre comunità: lasciarsi sfidare dai poveri!

Nuove o vecchie, le povertà vanno prese in carico, supportate e affrontate da tutti, rimettendole al centro della nostra pastorale, della nostra predicazione, delle nostre liturgie e delle nostre catechesi.

La misericordia non è fatta di parole, ma di gesti concreti, di sguardi nuovi e di cuori che si chinano sulle povertà (miseri-cor-dare).

Ma per viverla bisogna fare il primo passo: aprire, anzi spalancare le porte delle nostre comunità cristiane.

Anche quest’anno col cuore ci recheremo a Betlemme e faremo la più grande scoperta: benché la notte sia fredda, la porta di quella capanna è rimasta spalancata sull’umanità!

 

                                                                                                           Don Giorgio

 

SANTO NATALE 2016 

Vieni...Piccolo...vieni vieni a scaldare i nostri cuori aridi vieni a darci speranza vieni a infondere nelle nostre vite quel soffio di grazia e di tenerezza che l'umanità attende da sempre 

Vieni Gesù Bambino, vieni vieni a consolare le mamme ed i papà che in tante parti del mondo piangono i loro bambini uccisi dall'odio dei fanatici 

Vieni a sostenere le famiglie della tua terra, la Terra Santa dove si piangono vittime innocenti al di qua e al di là del Muro

 

Vieni...Piccolo...vieni vieni nei martoriati Paesi dove si perseguitano famiglie innocenti nell'indifferenza di una società arida e distratta 

Vieni, Gesù Bambino, vieni vieni a giocare con i "meninos da rua" di tutto il mondo, che non hanno mai conosciuto ne i baci ne le carezze della mamma 

Vieni...Piccolo...vieni vieni a togliere le armi dalle esili braccia di ragazzini privati della loro adolescenza per trasformarli in assassini vieni e parla al loro cuore 

Vieni, Gesù Bambino, vieni in questa nostra società che non sa più accogliere la vita e che spinge i suoi giovani a fumare la morte 

Vieni Signore, oggi come allora abbiamo bisogno di Te vieni e donaci la Pace, la Speranza, l'Amore.

Mario Bandera

 

 

 

NATALE RIVEDUTO E CORRETTO…

 “Luca rimirava la pagina appena stampata sulla scrivania, alla luce di un piccolo abat-jour, tra fogli sparsi e un dizionario aperto, contemplava il raccontopiù bello del suo Vangelo. Si era informato con cura: con Paolo, Barnaba, Pietro. Aveva ricevuto via fax alcuni riassunti da Antiochia e Tessalonica. Sì: si sentiva contento, gli sembrava un onore quell’incarico affidatogli da Teofilo, che non si era lasciato scoraggiare dalla sua giovane età, ma si era fidato della sua puntigliosità di storico e della sua profonda amicizia con Saulo.

 

Ritornò a inizio pagina e digitò, sottolineando: "Nascita di Gesù".

Al tavolo si leggeva in silenzio il racconto, fotocopiato e distribuito a tutti. Luca era nervoso; con Paolo, Pietro e gli altri, non c’erano stati problemi. Anzi, molti avevano lodato il suo lavoro. Anche Marco gli aveva telefonato, complimentandosi. Ma lo scoglio più duro era con quella platea di persone che si erano riunite a casa sua e che volevano vederci chiaro su quella storia che si andava diffondendo sulla nascita di Gesù Bambino; ad ascoltarlo difatti, c’erano il Prefetto, i politici, i commercianti, i rappresentanti delle diverse categorie, ecc... Luca, si era chiesto perché doveva superare questa prova, ma tutti gli avevano fatto notare che il Vangelo non era solo questione dei cristiani, ma che riguardava tutti e che, perciò, da tutti doveva essere giudicato. Dopo qualche minuto di silenzio il prefetto posò il foglio, alzò lo sguardo dagli occhiali: "Sì, bello, documentato, lineare... ma, abbia pazienza, mi sembra di cogliere alcune imperfezioni, alcune...come dire... ambiguità. Sì, che so: sembra quasi che l'Imperatore e il Governatore fossero all'oscuro di tutto". "Ma - interruppe Luca concitato - è andata proprio così, nessuno tra i responsabili seppe della cosa!". "Vabbé, ma é imbarazzante...proseguì il prefetto, con tutti questi discorsi secessionisti, mi sembra che lei voglia insinuare quasi un disinteresse da parte dell’autorità costituita... è un discorso abiguo, un pò anarchico, capisce? Direi di riformulare la cosa facendo notare che si era preparata un’accoglienza, un qualcosa di speciale capisce?". Luca taceva. E poi - intervenne un assessore - cos'è questa storia di Betlemme? Nostalgie leghiste? A Gerusalemme va fatto nascere! A Gerusalemme! La capitale!". Mi permetto di aggiungere - notò il rappresentante dei commercianti - che forse andrebbe fatto un accenno che faciliti la nostra categoria..., che so ormai a Natale non c'è più neve e le stagioni diventano problematiche. Perché non farlo nascere alla prima neve?  "In Palestina?" rispose stupito Luca.

"Béh, sì, pensi alle nostre famiglie,all’economia, alla crisi dell’Euro… una piccola aggiunta non guasterebbe". "E poi, e poi - interruppe concitato il presidente dell’associazione degli albergatori - il rifiuto degli albergatori ad accogliere Maria e Giuseppe a Betlemmme é a dir poco offensivo! Sicuramente c'è stato un malinteso con l’agenzia che ha prenotato, occorre chiarire la situazione!...

"Incalzò una donna di mezza età: "Senta signor Luca Evangelista, capisco la storicità, l'annuncio, le vostre esigenze, ma a me questo racconto proprio rovina il Natale! Pensi ai nostri bambini: così come dice lei i pastori sembrano dei delinquenti, degli emarginati!"

"Ma lo erano" interruppe secco Luca. "... sì, ma i bambini, capisce... perché non addolcire il clima? Che so, inserire un pò di poesia, mettere dei pastorelli, un fornaio, un pasticciere..." "In Palestina, duemila anni fa!?" riprese ormai disilluso Luca. "Certo, certo - si inserì un altro commerciante - anzi, anche i Magi, occorrerebbe ampliare il discorso... oro, incenso, mirra, sono cose incomprensibili, desuete, occorre attualizzare". "Infine, - riprese il sindaco - credo che dipingere Maria e Giuseppe come due spiantati sia un po’ eccessivo, classista, populista. Si rischia di escludere una larga fetta degli abitanti della nostra società ...e questo proprio non possiamo permetterlo…"Tutti annuirono. Luca, piccino piccino, col foglio in mano e un groppo in gola, disse con un filo di voce: "a voi non importa cosa è successo, vero?" Nel silenzio generale il sindaco si alzò, gli mise paternamente la mano sulla spalla e con voce suadente disse: "Natale è un affare per tutti, un business, non solo una cosa di voi cristiani. Lo riscriva, la prego, tenendo conto i nostri suggerimenti..."

Luca, scuro in volto, si ritirò in disparte e con tanti groppi in gola riscrisse il racconto della nascita di Gesù Bambino…non era molto contento, però disse tra se “speriamo che questa volta approvino il mio operato” ritornò tra il gruppo che lo aspettava e incominciò a leggere..."In quei giorni, sapendo dell'arrivo imminente del Figlio di Dio, un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento su tutta la terra in Suo onore. Questo censimento fu fatto quando era governatore della Siria il bravo ed onesto Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, a spese dell'Impero, ciascuno nella sua città d’origine. Anche Giuseppe, il mobiliere che era della casa e della famiglia nobile di Davide, salì a Gerusalemme, scortato dalla guardia d'onore, insieme alla sua bellissima sposa, Maria, parente del Sommo Sacerdote, che era incinta. Ora, arrivati in quel luogo, accolti trionfalmente, vennero ospitati nel Palazzo Reale, a spese dell'Associazione Albergatori di Gerusalemme. Era inverno inoltrato e cadeva giusto giusto per l'apertura delle piste sull'Ermon e sul Tabor una fitta e farinosa neve che avrebbe entusiasmato i turisti. Maria diede alla luce un bel bambino biondo con gli azzurri che venne subito accudito dalla baby-sitter reale. C'erano nei dintorni della città alcuni stimati commercianti di pecore, alcuni fornai e pasticcieri. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse.

Apparve inoltre una miriade di angeli che intonarono un canto natalizio: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace, grazie all'intervento dell' ONU, agli uomini che egli ama”. Alcuni Magi giunsero attraverso un sentiero tra scroscianti ruscelli e piccole cascatelle al Palazzo Reale e, davanti al bambino, aprirono i loro scrigni contenenti:  un servizio d'argento di Christophle per 24 persone e un set da viaggio di profumi e after shave di Giorgio Armani e parecchi buoni sconto per gli acquisti natalizi…tutto ciò filmato in diretta dai tecnici Rai e Mediaset, che si accaparrarono l’esclusiva mondiale dell’evento fregando per una manciata di miliardi e un interessamento personale di Erode, gli odiati concorrenti di Al Jazeera e quelli della CNN…"meglio di così non poteva essere andata. Finito il racconto, Luca alzò lo sguardo sul gruppo, aspettando il responso dei suoi critici…"Bello" dissero tutti "Sì, decisamente bello" annuirono in coro. "Allora - disse il prefetto - lo teniamo così per le Messe di Natale, "Speriamo che tutti capiscano"  e non facciano domande strane, in fondo un racconto così calza a pennello per la nostra gente, in fondo perché inquietarla con tutte quelle storie del Vangelo concluse un tipo che a messa ci andava solo una volta all’anno proprio a mezzanotte di Natale…quel racconto era perfetto, e di sicuro avrebbe ottenuto un’audience strepitosa… Già ma è andata proprio così o dovremmo leggere la stesura originale del Vangelo di Luca… Buon Natale a Tutti…

 

INQUIETUDINI NATALIZIE

 

Don Carlo mise da parte i fogli sparsi sul tavolo e prese in mano la Bibbia. Tutti zittirono "Natale è vicino. Vi siete preparati? C'è il rischio, ragazzi, che proprio noi, che nella fatica e nell'amicizia vogliamo approfondire la fede, finiamo travolti da tutto ciò che il nostro mondo ha costruito intorno a questo evento, banalizzandolo" "E' vero - sottolineò Laura - con tutta la gente che c’è e il lavoro, c’è il rischio di fare del Natale una festa triste". "Certo - riprese don Carlo - cosa avete intenzione di regalare a Cristo?" Ci fu una pausa stupita di silenzio. "Come i magi, dovremmo pur regalargli qualcosa, no? Vi propongo, allora, di scrivere su di un foglio ciò che siete disposti a dargli. Poi, la notte di Natale, ci troviamo prima delle prove del Presepio e facciamo un attimo di preghiera, condividendo la nostra riflessione, in modo anonimo, d'accordo? "La Smemoranda aperta, Laura pensava "Cosa dargli? Non che abbia molto, però é anche vero che quest'anno è stato un anno eccezionale: ho trovato lavoro, sono cresciuta nella fede, con Marco ora va bene. Sì, è stato un bell’anno, senz'altro. Credo che valga la pena ringraziare" "Menate - pensava Claudio sballando gli ultimi arrivi - solo menate. Don Carlo non sa più cosa inventare. Però devo stare al gioco... cosa donare? Potrei propormi di essere un pò più gentile a casa... ahhh ... mi sembra di essere al catechismo mi sono ridotto a fare i fioretti!" e diede un colpo deciso al cartone da aprire.

La testa appoggiata al sedile, gli occhi socchiusi, Paola pensava a come dire ai suoi che non se l'era sentita di presentarsi all’esame, aveva avuto paura e il professore era di pessimo umore... aprì gli occhi, scossa da un movimento laterale del vagone. "Già, è quasi Natale... che schifo, va tutto storto. Devo avere più grinta sennò i miei mi fanno mollare. Studierò di più, anche durante le vacanze" Era finito il primo tempo, la squadra era in testa. Bardati da tifosi ultrà, un gruppo di ragazzi commentava la partita. Luca si girò verso Matteo: "Vai ancora dal prete?" Matteo sorrise, tentennò, rispose: "Figurati, che palle!". Rientrarono le squadre, un boato sugli spalti. Ma a Matteo non andava giù quella bugia. Perché non aveva avuto il coraggio di dire ciò che pensava? Perché non aveva detto che partecipava agli incontri? "Uffa - pensò dentro se - chissà perché mi devo vergognare ... "

Don Carlo restava avanti ai fogli sparsi sulla scrivania. Non aveva molta voglia di lavorare. Anzi, per niente. Pensò che erano sette anni che preparava il Natale in quella Parrocchia. Sorrise: gli sembrava che nulla fosse cambiato, che tutto sommato la gente non avesse capito tutto quello che aveva dentro. Scacciò i cattivi pensieri, alzò lo sguardo sull'icona posta sopra la scrivania e riprese il lavoro.

Luisa taceva, il foglio bianco, il cuore pesante. Che le succedeva? Dov’era la Luisa allegra e frizzante? Dove il suo coraggio, la sua fede? Le lacrime le rigavano il volto, in silenzio. Si sentiva macinata dentro, masticata... com'era lontano il suo Dio... come si sentiva fragile, piccola, sola. E il far memoria del Natale, invece di darle coraggio, incupiva il suo volto. Il dolore saliva, ritmicamente, sommesso e i pensieri rotolavano su altri pensieri cupi, la sofferenza trainava sofferenza, e lei ne veniva travolta. Amare troppo fa male, a volte. Era stanca, stanca di ricominciare, di ascoltare, di pazientare, di aiutare. Stanca... stanca ...

La gente era arrivata alla spicciolata, elettrizzata per l'impegno da affrontare; si riunirono intorno al tavolo. Al centro, in un cestino, tanti fogli piegati a metà. Silenzio, poi don Carlo fece un ampio segno di croce e prese un foglio a caso, lo lesse con voce lenta e pacata: "Ti offro, Signore, la fatica di studiare e anche i fallimenti, aiutami a crescere" Allungò la mano ad afferrare un altro foglio: "Eccoti, Signore, il mio grazie per le cose successe quest’anno" Poi un altro: "Ti offro Signore, la Parrocchia e la gente che passerà il Natale lontano da te" "Propongo di essere più gentile in casa". E poi ancora e ancora, uno dopo l'altro. Restava l'ultimo foglio. Lo prese. Luisa alzò lo sguardo spento: il suo foglio era bianco, era vuoto perché lei era vuota dentro. Don Carlo lo aprì. Ci fu un attimo di silenzio, poi socchiuse gli occhi, sospirò e, con la voce a tratti rotta dall'emozione, disse: "Ti offro, Signore, il mio nulla, il mio fallimento, la mia angoscia. Sai, a volte la vita è dura e ci calpesta, proprio quando pensavamo di averla capita e a chi ama la sofferenza è decuplicata.

Perché Signore? So che mi ami, ma ora non lo sperimento. Come i pastori, gli ultimi tra gli ultimi, vago nella notte, nel freddo della solitudine aspettando una qualsiasi stella che indichi dove sei ...Lo so, non è una gran bella offerta, non è un gran bel dono, ma è tutto ciò che ho e te lo do volentieri. Ho il cuore come una stalla, Signore, il luogo ideale perché tu nasca".

Don Carlo alzò lo sguardo. Tutti tacevano, commossi, imbarazzati. Il suo sguardo cercò quello lucido di Luisa. Poi disse, fissandola: "Buon Natale, ragazzi".

 

 

SUOR GIUSTINA ZANATO MISSIONARIA IN MOZAMBICO

Oltre 90 persone hanno partecipato all'incontro, di lunedì 28 Novembre con Suor Giustina Zanato, missionaria Salesiana in Mozambico. Dopo la presentazione del direttore del Centro Missionario don Giorgio Borroni , alcune diapositive per inquadrare la realtà socio culturale e religiosa in cui opera Suor Giustina. Ampio intervento della suora che ha inquadrato i problemi di quella realtà di missione, con particolare attenzione all'educazione delle persone. A seguire una serie di domande sulla situazione in Mozambico.L'incontro si è concluso con l'intervento di don Mario Bandera e don Gianluigi Cerutti che hanno richiamato l'importanza di aiutare i nostri missionari nel loro impegno a servizio dei poveri.

 

CARDINALE RENATO CORTI VESCOVO EMERITO DI NOVARA INCONTRA I NOVARESI IN DUOMO 11/12/2016

 

 

 

L’ASSONANZA DI DON LUIGI CIOTTI CON DOM MARIO  ZANETTA: L’UOMO POVERO NON È LIBERO Giovedì 10 Novembre a 18 anni dalla scomparsa, commemorato da Don Ciotti il vescovo dom Mario Zanetta nato a Santo Stefano di Borgomanero.

Sono passati diciotto anni dal decesso avvenuto a Paulo Afonso in Brasile il 13 novembre 1998, ma don Mario è come se fosse ancora presente su questa terra, a Santo Stefano, dov’era nato il 29 gennaio 1938. La sua azione, spirituale e materiale, è stata grandiosa e il tempo la sta rendendo sempre più evidente. E’ come un capitale che continua a fruttare intereressi in modo copioso.

Dom Mario Zanetta non era solo “vicino” ai poveri, ma viveva insieme con loro. Allo stesso modo, don Luigi Ciotti, prete di strada, ha per “parrocchiani” gli emarginati.
Dom Mario Zanetta non era solo “vicino” ai poveri, ma viveva insieme con loro. Allo stesso modo, don Luigi Ciotti, prete di strada, ha per “parrocchiani” gli emarginati.Nativo di Pieve di Cadore (Belluno), 72 anni, don Luigi Ciotti è cresciuto a Torino, dove la sua famiglia giunse nel 1950, quando lui aveva cinque anni. Erano gli anni in cui dal Veneto si emigrava. In un’intervista racconta: «Mi ricordo l'impatto traumatico con la città di Torino, perché mio padre aveva trovato lavoro ma non aveva trovato casa. E quindi la nostra casa è stata la baracca del cantiere del Politecnico di Torino. Mio padre lavorava nell'impresa che ha costruito la parte più vecchia. Quegli anni hanno segnato la mia vita insieme con la baracca, il cantiere, le facili etichette che la gente ti mette perché tu vivi dietro uno steccato. Un pensiero sempre sbrigativo, che generalizza, e che tuttora resta una delle ferite aperte. Mio padre era muratore, poi è diventato il capocantiere, il capomastro».Nel 1965, con alcuni amici diede vita a quella che sarebbe  divenuto  il Gruppo Abele, che lotta contro le tossicodipendenze, ma che è impegnato in qualsiasi ambito del disagio giovanile e di qualsiasi forma di sfruttamento della persona.Dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio dell'estate del 1992, fondò il mensile Narcomafie e nel 1995 il coordinamento di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, oggi punto di riferimento per oltre 1.600 realtà nazionali e internazionali. Don Luigi Ciotti era a Santo Stefano la sera di giovedì 10 gennaio alla commemorazione  di dom Mario Zanetta e di don Lorenzo Tori: «Mi sento piccolo, molto piccolo  i fronte alla grandezza di dom Mario Zanetta. Penso a quella porta che teneva sempre aperta, a quel piatto sempre pronto. Non ricordo di averlo mai incontrato direttamente, ma so del suo essere familiare con tutti, la sue battute di spirito, la grande capacità lavorativa,il mettersi in prima persona contro i poteri forti».Ha continuato: «Oggi ci sono nel mondo 250 milioni di ragazzi di strada, il divario fra molto ricchi e poveri aumenta ed ha ragione Papa Francesco quando dice no ad una fiducia irrazionale dello sviluppo che emargina l’uomo.E’ necessario una cultura di partecipazione e di inclusione ed ognuno è chiamato a fare qualche cosa: tanti io fanno un noi».Ha insistito molto sulla libertà della persona:«Dio ha creato l’uomo libero, ma la povertà non rende liberi. Dalla povertà sorgono alte malattie e l’uomo ne viene umiliato».La povertà è sull’uscio di casa nostra: «In Italia ci sono  4 milioni e  mezzo di persone in povertà; altri 9 milioni vivono in povertà relativa. Due milioni e 300 mila giovani non studiano e  non lavorano. Un milione e 200 bambini sono in condizioni di povertà assoluta.In un anno, il numero delle persone che non ricorrono a farmaci per curare una loro malattia , per mancanza di soldi, è cresciuto del 37%».Non può crescere una società di questo genere: «La povertà alimenta le mafie e la corruzione ed impoverisce tutti. Luigi Sturzo, siciliano, fondatore del Movimento popolare da cui nacque la Democrazia cristiana, nel 1900 disse: la mafia ha i piedi in Sicilia, ma la testa a Roma  e salirà sempre più verso nord e andrà oltre  le Alpi. Un secolo dopo, possiamo dire che era stato profeta».Vi sono poi i grandi gruppi internazionali: «Tre società controllano quasi tutto la farmacologia, diserbanti. La Bayer – chimica e farmaceutica – ha acquistato per 66 miliardi di dollari ha acquistato Monsanto, leader delle sementi (Il Sole 24ore, 15 settembre 2016, ndr): è segno di un potere concentrato e condizionante».Don Ciotti si è soffermato anche sulla non sufficiente attenzione alla distruzione della natura: prevalgono le ragioni economiche, non si bada alle conseguenze, ma la natura già oggi presenta il conto: è provato che tanti tumori sono dovuti ad inquinamento. Che cosa si può fare? «Conoscere, capire, informarsi e la Chiesa non può rimanere ai margini: non si può costruire speranza se la speranza viene tolta».