Preghiamo per la liberazione di Padre Paolo Dall'Oglio 6
Inserto Missionario di Pasqua : NOVARA LE GENTI IL MONDO

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edizione del 12/6/2016
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Dal Burundi (…ma dov'è il Burundi?) una breve lezione di economia. Chiara, semplice, vera. Che fa capire molto, a partire da un cucchiaio di zucchero(Isukali). Così vanno le cose...

"Ormai da qualche giorno é molto difficile trovare dello zucchero, o lo si trova a dei prezzi impossibili. Ormai da circa 3 anni era diventato un po' il segno del progresso del paese, - scrive l'amico missionario in Burundi, che chiede di non essere citato - perché da alimento riservato ai ricchi era diventato accessibile a molti. Qui lo si vende a cucchiai, un cucchiao 50 franchi, due cucchiai 100... I bambini lo vanno a comprare al mattino per metterlo nel thé.
Attorno era nata tutta un'economia semplice, ma significativa per molte famiglie, perché lungo le strade si incontrano le mamme, che davanti casa, con i thermos vendono una tazza di thé per 200Fr. … Ora tutto questo é sparito. Lo zucchero c'é, lo si produce qui, ma é stoccato in magazzini, per speculare sul prezzo. Chi dice di controllare il mercato é l'artefice delle speculazioni... Storie di piccole economie domestiche, che rispecchiano nel piccolo, forse il grande egoismo che osserviamo nella crisi mondiale. Ora le grandi ONG compreranno a prezzi impossibili, per "donarlo" ai poveri nei vari programmi di assistenza e rendere assistiti per tutta una vita, i disgraziati che non possono permetterselo, é già successo per i fagioli e il riso e si ripeterà per altri generi fino alla prossima rivolta e bagno di sangue... La giustizia non sempre coincide con la carità... Buona giornata a tutti dai nostri 35° impolverati."

 

 

INCONTRI DI FORMAZIONE MISSIONARIA

 

Nella parrocchia di Sant’Antonio in Novara, si è tenuto un incontro di formazione per animatori missionari. Momenti formativi come questi sono una costante dei CMD delle diocesi di Biella, Novara e Vercelli per aggiornare i responsabili dei vari gruppi missionari.

Gli incontri si tengono nei rispettivi capoluoghi, di solito si prende in esame un paese del Sud del mondo e un esperto sviluppa tematiche e problemi legati a quella realtà.

Quest’anno i paesi presi in esame sono stati: Burundi, Bolivia e Tibet. L’incontro di Novara aveva come soggetto il Tibet, relatore Padre Gianni Criveller del PIME, che vive a Hong Kong, in Cina, da oltre trent’anni e quindi fedele alla tradizione del suo Istituto - fin dalle origini attento e sensibile alla realtà asiatica - ha presentato l’attuale situazione del Tibet, una nazione che è stata “inglobata” con un’occupazione militare nella Repubblica Popolare Cinese.

Da vari decenni è in atto una massiccia emigrazione cinese al fine di rendere il Tibet sempre più omogeneo alla Cina. Molti monasteri sono stati chiusi e il Dalai Lama che oltre ad essere capo spirituale era anche capo di Stato del Tibet, costretto all’esilio. Le speranze per una soluzione diplomatica del problema, al momento non si vedono.

La settimana scorsa a Biella, l’incontro verteva sulla Bolivia; relatore don Leonardo Giannelli, Fidei Donum della diocesi di Gubbio da vent’anni presente nel paese andino. Egli ha illustrato come la Bolivia, privata di uno sbocco al mare per aver perduto una guerra con il Cile e il Perù a fine ‘800 e caratterizzata geograficamente in un arido altopiano e da una fascia di territorio ricoperta dalla selva equatoriale, faccia molta fatica a emergere nel contesto latino americano. L’attuale presidenza di Evo Morales, primo indigeno di etnia Aymara ad assumere la carica di Capo dello Stato, in quasi due secoli di indipendenza, fa intravedere una svolta sociale e politica impensabile fino a qualche tempo fa.

Nell’incontro precedente di Vercelli, invece, l’attenzione è stata posta sul Burundi, a parlarne è stato invitato il patriarca dei Fidei Donum vercellesi: don Giuseppe Minghetti che ha passato più di trent’anni della sua vita tra Burundi e Rwanda. Egli ha messo in luce come le due etnie presenti nel paese delle mille colline: Hutu e Tutsi, facciano molta fatica a convivere, questo dovuto al fatto che durante la colonizzazione i colonialisti belgi puntarono sui Tutsi africani nilotici che risalendo il grande fiume alla ricerca di pascoli per le loro mandrie, si incontrarono con gli Hutu, agricoltori dell’altopiano, dando vita a una coesistenza difficile ma tutto sommato accettabile. Quando se ne andarono i belgi, affidarono tutto il potere ai Tutsi che formano la minoranza della popolazione e iniziarono i moti di ribellione da parte della maggioranza Hutu con rivolte cicliche che si sono succedute dagli anni ’60 ad oggi. Attualmente c’è una situazione di stallo anche perché la gente semplice (sia del Rwanda come del Burundi) è stanca di soffrire e patire angherie di ogni genere. Ogni incontro ha dato la possibilità ai partecipanti di ampliare sempre più le proprie conoscenze sull’orizzonte mondiale autentica sfida missionaria per la Chiesa del futuro.

                                   Mario Bandera

 

 

 

Caro Loris, profeta sobrio e gentile, memoria creativa del Concilio!

 

Un grande abbraccio a te, caro, indimenticabile Loris Capovilla, patriarca del Concilio, vecchia quercia che rinfresca e allieta la nostra giovinezza, intimo a tanti di noi come lo fosti a papa Giovanni XXIII.

A lui vicinissimo, lo invitasti la sera dell'11 ottobre 1962 a rivolgere alla folla il famoso discorso della luna. 

Assieme a Roncalli e a Montini, sei tra le radici di Pax Christi in Italia. Una nostra video-intervista del 2013, realizzata a Sotto il Monte, è intitolata "Pacem in terris, stiamo camminando". Con te sappiamo che la pace è possibile e necessaria, giusta e buona, utile e bella.

Ecco, con te, profeta sobrio e gentile, stiamo camminando con fiducia e passione. Tra noi diversamente vivente, sei anche tu luce ai nostri passi, anche tu beato perché con noi in cammino

Con te faremo sempre memoria creativa del Concilio Vaticano II la cui porta oggi papa Francesco ha inteso riaprire l'8 dicembre scorso, all'inizio dell'Anno della misericordia.

Caro Loris, sei a un nuovo inizio. Con te ripetiamo l'auspicio giovanneo: tantum aurora est.

Con te vogliamo curare la fragile aurora di un evento decisivo per una nuova stagione ecclesiale rivolta a tutta la famiglia umana. 

Grazie per la tua vita piena di grazia. 

Shalom.

Sergio Paronetto (vicepresidente di Pax Christi)

 

 

 

 

 

MORTARA INCONTRO INTERDIOCESANO DEGLI UFFICI DI PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO

 

 

Si è tenuto a Mortara sabato scorso, presso la Casa Madre delle suore “Pianzoline”, l’annuale incontro degli uffici della PSL delle diocesi di Biella, Casale M.to, Novara, Vercelli e Vigevano. Questo appuntamento, che ormai vanta una discreta tradizione, vuole affrontare dal punto di vista pastorale alcuni nodi problematici della vita sociale della gente. “Quale economia nell’anno del Giubileo della Misericordia?” era l’interrogativo cardine che gli organizzatori proponevano ad operatori pastorali e ad addetti ai lavori delle diocesi interessate, attraverso un momento di riflessione sulle connessioni, sulle implicanze e sulle suggestioni che l’anno giubilare può offrire alla economia reale in cui siamo chiamati a vivere il nostro essere cristiani. Introdotti i lavori da Mons. Maurizio Gervasoni Vescovo di Vigevano, Luca Moscatelli, biblista della Diocesi di Milano, faceva un escursus biblico mettendo in risalto gli aspetti significativi di come era vissuto l’anno giubilare nell’Antico Testamento. Paolo Foglizzo della redazione di “Aggiornamenti Sociali”, ha invece cercato di porre in risalto le implicanze che un mandato così esplicito ha sul comportamento della comunità cristiana. I numerosi riferimenti all’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, stavano a indicare di come un richiamo biblico che rimonta a secoli fa sia più che mai attuale. Fabio Silva, cofondatore di Banca Etica ha presentato la sua esperienza in un settore, quello della finanza, dove i criteri morali per l’utilizzo degli investimenti sono alquanto labili. Don Mario Bandera, tirando le conclusioni del Seminario di studio ha ricordato che l’attuale economia fonda le sue fortune più sul movimento dei flussi e delle speculazioni finanziarie internazionali che sul lavoro della persona. L’economia oggi non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come dice Papa Francesco, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo i così detti scarti, ovvero i nuovi esclusi. Come dice l’Enciclica “Mater et magistra” di Giovanni XXIII, i bisogni dei lavoratori non possono essere sottomessi alle leggi di convenienza economica elevate a criterio assoluto.

A conclusione del seminario di studio i responsabili delle PSL diocesane prendevano atto che questo evento va aumentando di consistenza anno dopo anno, ciò lascia ben sperare che i temi della Pastorale Sociale e del Lavoro vengano recepite sempre più dalle nostre comunità ecclesiali.

 

 

 

Pannella, la lettera al Papa:

"Caro Francesco, ti voglio bene"

 

 

 

 

 

Camera ardente a Montecitorio. Veglia notturna alla sede del partito radicale.Sabato 21Maggio il funerale laico a piazza Navona.Il Dalai Lama: "Prego per lui"

 

 ROMA - La camera ardente del leader radicale Marco Pannella, morto ieri a Roma a 86 anni, sarà allestita oggi dalle 15 a Montecitorio. Alle 22 la salma sarà trasportata nella sede del partito a largo Argentina per una veglia. Domani il funerale laico, con una cerimonia pubblica che si terrà in piazza Navona. Infine, Marco Pannella sarà sepolto a Teramo, sua città natale.

La lettera al Papa. Intanto sono state pubblicate sul sito di Famiglia Cristiana le prime righe della
lettera scritta a mano e inviata da Marco Pannella al Pontefice il 22 aprile scorso, dopo il viaggio  a Lesbo: "Caro Papa Francesco, ti scrivo dalla mia stanza all'ultimo piano, vicino al cielo, per dirti che in realtà ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne, di quei bambini, e di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa. Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi, quelli che tutti scartano". La missiva si conclude con i saluti in maiuscolo: "TI VOGLIO BENE DAVVERO, TUO MARCO". Nel post scriptum della lettera c'è un accenno alla croce di monsignor Romero, assassinato il 24 marzo 1980 a El Salvador dagli squadroni della morte mentre celebrava messa: "

Ho preso in mano la croce che portava mons. Romero, e non riesco a staccarmene". La lettera di Pannella venne al Papa da monsignor Paglia. Il 2 maggio, giorno del compleanno di Pannella, Francesco mandò in regalo il suo libro sulla Misericordia e una medaglia.

 

 

 

 

don Franco Marton .......................................con don Mario Bandera


RICORDANDO DON FRANCO MARTON, GENIALE E PROFETICO
PROTAGONISTA DELLA MISSIONARIETÀ ITALIANA

 

Domenica 24 aprile si è spento a Treviso don Franco Marton, uno dei sacerdoti che negli ultimi decenni più hanno inciso sulla cooperazione e comunione fra le diocesi italiane e i paesi del così detto Terzo Mondo in modo particolare dell’America Latina. Aveva 79 anni.

Nato il 29 agosto 1936 a Mogliano Veneto da Pietro ed Evelina Battistella.  

Dopo il diploma di maturità classica Don Franco entra nel Seminario vescovile di Treviso a circa 20 anni. Frequentati i cinque anni di formazione teologica, venne ordinato sacerdote da Mons. Antonio Mistrorigo nel 1960. Quindi gli venne chiesto di continuare gli studi, in vista dell’insegnamento, si iscrive perciò all’Università di Lovanio, in Belgio – dove consegue il dottorato in Filosofia – e quindi all’Università Gregoriana di Roma, ottenendo la licenza in Teologia Dogmatica: ricordiamo che quelli erano gli anni del Concilio Ecumenico Vaticano II.

 

 

 


COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA CEI IN OCCASIONE DEL 1° MAGGIO

“IL LAVORO: LIBERTÀ E DIGNITÀ DELL’UOMO IN TEMPO DI CRISI ECONOMICA E SOCIALE”

La giornata del 1° Maggio si è imposta da tempo in tutto il mondo come festa laica e civile per solennizzare le conquiste che gli operai avevano ottenuto attraverso le loro lotte lungo i faticosi decenni del XX Secolo. I lavoratori raggiungevano così quei diritti loro negati, scoprendo di avere un ruolo importante da giocare nella società per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno. Si può dire che i salariati, i sindacati con il lungo, faticoso cammino compiuto, hanno posto come protagonista della storia degli ultimi secoli quel “Quarto Stato” mirabilmente raffigurato dal dipinto di Pellizza da Volpedo. Con l’introduzione della Festa di San Giuseppe Artigiano, la Chiesa ha voluto unirsi significativamente al cammino dei lavoratori, alle loro famiglie, alle loro speranze e al futuro da costruire insieme agli uomini di buona volontà. Per questa occasione la Commissione Episcopale per i Problemi Sociali e il Lavoro della CEI, tutti gli anni offre una riflessione attraverso un Messaggio che cerca di rispondere a quelli che sono i segni dei tempi che interpellano, non solo il mondo civile, ma anche la comunità ecclesiale.

Il Messaggio di quest’anno pone in luce il dato che è sotto gli occhi di tutti, ovvero che in Italia il lavoro manca! Una scarsità che porta sempre più persone, impaurite dalla prospettiva di perderlo, a considerare che nulla sia più come prima. Sempre più larghi strati di giovani, del mondo femminile e  di coloro che a cinquant’anni perdono il lavoro, sperimentano sulla propria pelle la precarietà dell’esistenza e l’incertezza del futuro. Una situazione come questa dice Papa Francesco, genera degli “scartati” e rende coloro che hanno la fortuna di mantenere il proprio posto di lavoro, chiusi in se stessi, tesi a difendere l’esistente e ad assumere atteggiamenti di rifiuto verso coloro che anelano ad avere un’occupazione che dia modo di vivere con più tranquillità. I Vescovi perciò invitano a educare al lavoro, a riscoprire le relazioni fondamentali che nascono proprio negli ambienti lavorativi, di modo che il lavoro torni ad essere quel luogo umanizzante nel quale si comprende il compito della testimonianza cristiana e si entra in relazione profonda con Dio, con noi stessi, con il creato e non con criteri esclusivamente utilitaristici.

Il Messaggio prosegue poi sottolineando come sia importante ritrovare all’interno delle istituzioni formative, in modo particolare la scuola, i legami inscindibili che uniscono il cammino di formazione al modo del lavoro con il lavoro vero e proprio, solo così il nostro paese non continuerà a sprecare l’intelligenza, il talento e la creatività dei suoi giovani che spesso sono costretti a emigrare nella speranza di trovare un lavoro più dignitoso altrove. Bisognerebbe anche superare una delle disuguaglianze storiche dell’Italia la frattura Nord Sud, solo negli ultimi dieci anni – dicono i Vescovi – hanno abbandonato il Sud più di settecentomila persone, non più con la valigia di cartone in mano ma con titoli di studio e lauree di prim’ordine, a malincuore, con la consapevolezza di non poter contribuire allo sviluppo della propria terra. Il destino del nostro paese non può essere disgiunto, esso deve crescere in maniera armonica e completa, a ben vedere ci sono gesti che incominciano a indirizzare la strada in questo senso, l’Italia sotto questo aspetto è stata troppo tempo ferma, è giunto il momento di ricominciare a camminare. Queste parole rivolte alla comunità italiana, sono molto più di un auspicio, in quanto racchiudono uno stimolo significativo per tutte le persone impegnate a rendere il lavoro sempre più a dimensione d’uomo.

Mario Bandera – Responsabile PSL Diocesi di Novara

 

 

INCONTRO DEI CMD E DEI FIDEI DONUM RIENTRATI  DI PIEMONTE E VALLE D’AOSTA
Giovedì 21 aprile, nella suggestiva cornice del Santuario della Madonna Nera di Oropa (Biella), i collaboratori dei Centri Missionari e i Fidei Donum rientrati di tutte le Diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta, si sono ritrovati per vivere una giornata di fraternità. Hanno così voluto celebrare in modo originale il Giubileo della Misericordia, valorizzando l’apporto di coloro che hanno vissuto un’esperienza nei cosiddetti paesi di missione, al loro rientro in Italia.Don Ezio Saviolo, Fidei Donum della diocesi di Biella rientrato dal Brasile dopo un’esperienza missionaria trentennale in Maranhão, aprendo i lavori della giornata, ha stimolato i presenti a riflettere sul tema: “Misericordia e Missione Ad Gentes” mettendo in luce come coloro che sono stati beneficiati dall’esperienza esaltante di una vocazione missionaria, hanno più facilità nelle diocesi di origine al loro rientro, a scoprire le meraviglie che lo Spirito Santo ha fatto conoscere loro sulle frontiere e nelle periferie del cosiddetto Terzo Mondo. Don Saviolo, nella sua relazione ha illustrato come: “Missione significa vivere un amore radicale, in quanto essa presuppone l’importanza di accogliere e accettare l’altro, ascoltandolo secondo lo stile di Gesù”.

La misericordia verso i poveri, verso gli scartati, verso coloro che bussano alle nostre porte, verso la Missione che entra in casa nostra, è vivere in modo nuovo e radicale un impegno missionario che finora era caratterizzato dal servizio Ad Gentes, ovvero “andare lontano” mentre invece l’esperienza dei Fidei Donum insegna ad andare verso i “lontani”, compresi quelli che abitano nei nostri paesi e nelle nostre città.

Per quanto riguarda la regione ecclesiastica piemontese-valdostana: va messo in evidenza che tutte le diocesi che la compongono, hanno avuto e hanno tuttora in corso l’esperienza dei sacerdoti Fidei Donum in varie parti del mondo, alcune pur nella loro ridotta dimensione geografica, hanno scritto pagine meravigliose nel grande libro delle missioni e non è detto che siamo all’ultimo capitolo!

Dopo l’intervento di don Saviolo è seguita una celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Susa, Mons. Alfonso Badini Confalonieri, Presidente della Commissione Missionaria Regionale, il quale nell’Omelia non ha mancato di sottolineare come la responsabilità che abbiamo saputo costruire nei confronti della Missio Ad Gentes è una eredità preziosa da valorizzare nella pastorale quotidiana delle nostre diocesi, nessuno può permettersi di fare un passo indietro, soddisfatto magari del lavoro compiuto da chi ci ha preceduti. Il passaggio attraverso la Porta Santa del Santuario della Madonna Nera di Oropa ha suggellato questo impegno.

A questo evento erano presenti coloro che lavorano nei Centri missionari delle varie diocesi e buona parte dei Fidei Donum rientrati, tutto ciò lascia ben sperare perché il carisma missionario non venga meno in futuro, tenendo presente le molte iniziative che le diocesi piemontesi hanno in tante parti del mondo. Una delle caratteristiche ecclesiali di questa terra è la presenza, in un passato non molto lontano, dei cosiddetti “Santi sociali”, essi hanno aiutato le nostre gente a non perdere d’occhio i problemi degli ultimi, degli emarginati, degli scartati che facevano parte del panorama della nostra società. L’avere occhi di riguardo per “gli scarti” di casa nostra, ha portato progressivamente le nostre Chiese locali ad aprirsi ad orizzonti sempre più vasti, caratterizzandosi come una comunità capace di aprirsi alle necessità della Chiesa Universale. La presenza di tutti i CMD del Piemonte e Valle d’Aosta, la folta rappresentanza dei Fidei Donum rientrati presenti ad Oropa giovedì scorso, sta a dimostrare come la scelta missionaria resti tuttora uno degli slanci più belli delle nostre Chiese, da proiettare con forza e fantasia verso il prossimo futuro.

Caro don Tonino...

Lettera aperta a don Tonino Bello, nel giorno dell’anniversario della sua morte.
20 aprile 2016 da Renato Sacco coordinatore nazionale di Pax Christi

Caro don Tonino,

nell’anniversario della tua nascita al cielo pensavo di scrivere alcune righe per ricordare, anche a chi non ti ha conosciuto, le tante cose belle che hai fatto durante la tua vita. Ma non ci sono riuscito, e allora scrivo direttamente a te, non per imitare la tua grande capacità di scrivere lettere personali un po' a tutti, non ne sono capace, ma perché così posso dirti liberamente alcuni pensieri, come mi vengono…Volevo dirti che qui, sulla terra, abbiamo ancora bisogno di te: aiutaci a non perdere il coraggio di essere "in piedi, anzi in marcia, costruttori di pace". Perché tira un’aria di guerra mica male.Nel 2015 si sono spesi nel mondo quasi 1700 miliardi di dollari in armamenti.Ti sarà giunta notizia anche lassù che l'Italia vende armi un po' a tutti, anche ai Paesi sostenitori dell'Isis: Arabia Saudita, Qatar. Facciamo affari d'oro proprio con le armi! Altro che sogno di Isaia "forgeranno le lance in falci…"! Ma di guerre ce sono un mucchio, più o meno dimenticate. Ovviamente continua il progetto degli aerei F35 e qualcuno ha brindato perché Finmeccanica ha venduto al Kuwait ben 28 aerei da guerra Eurofighter Typhoon. Pensa che qualche autorevole quotidiano titolava mesi fa: "Quelle idee appassite: essere pacifisti in un mondo così bellicoso".Come vedi non è cambiato molto dai tuoi tempi, la cultura della guerra ha buone radici e forti sponsor. Insomma, come scrivevi tu, nella tua lettera ad Abramo, c'è ancora "nell’aria odore di zolfo".A dire il vero c'è papa Francesco (sai che molti vedono grandi somiglianze tra voi due) che continua a denunciare questa follia delle armi e della guerra, è arrivato anche a dire "Maledetti". Ma per lui tira un'aria un po' difficile. Molti lo criticano in modo esplicito, altri in modo più sottile. E tu sai bene cosa vuol dire essere criticato, anche pesantemente: lettere inviate a Roma con i tuoi scritti giudicati poco ortodossi, critiche per non aver usato il "pilleolo" durante una celebrazione, critiche per essere andato a Bari, allo stadio, nel luglio 1991 quando arrivarono migliaia di profughi dall'Albania. "A fame peste et bello… libera nos domine", scrisse qualcuno. E Francesco viene criticato per le sue aperture che "rovinano" la Chiesa, per essere andato l'altro giorno a Lesbo e aver portato con sé al ritorno 12 profughi. Tu ne sai qualcosa, visto che avevi ospitato in casa tua alcune famiglie sfrattate… E allora ti chiedo, cerca (cercate un po' tra tutti voi di lassù) di sostenere questo Papa. Anche noi ci proviamo a non lasciarlo solo, ma un vostro aiutino dall'alto non guasta. E, già che ci sei, dai un occhio anche a tutto il popolo della pace e anche a noi di Pax Christi che ci troviamo in assemblea nei prossimi giorni ad Assisi, (Misericordia è disarmo, giustizia, condivisione) proprio nella città di un altro Francesco, a te molto caro, visto che sulla tua tomba c'è scritto 'terziario francescano'.

Che dire ancora? Grazie don Tonino!


STRAGE DI CRISTIANI A LAHORE – PAKISTAN

 

Nel pomeriggio di Pasqua in un parco pubblico di Lahore, città del Pakistan centrale, gremito di famiglie cristiane che celebravano la Pasqua, un’esplosione causata da un attacco suicida, ha provocato la morte di oltre 70 persone e più di 300 feriti. Al momento della strage c’era una grande folla nel parco, l’efferatezza del gesto è resa ancora più grave dal fatto che molte delle vittime erano dei bambini.

Gioverà ricordare che il padre fondatore del Pakistan, Mohammad Ali Jinnah, pur essendo musulmano, volle che il nascente stato inglobasse una pluralità di appartenenze religiose, non a caso come emblema fu scelta la bandiera bianco/verde in cui la striscia bianca, pur essendo più ridotta rispetto al colore verde del vessillo nazionale, stava a significare che all’interno del Pakistan esistevano minoranze etnico-religiose diverse dalla maggioranza dell’etnia Hurdu e dalla fede musulmana.Molte le reazioni nell’opinione pubblica al vile attentato di Lahore; una delle prime a farsi sentire è stata quella del Premio Nobel per la Pace, la giovane Malala Yousafzai, la quale ha commentato l’esecrabile gesto con queste parole: “Sono sconvolta da questo crimine insensato che ha colpito gente innocente mettendo a rischio la convivenza tra le diverse fedi religiose presenti nel nostro Paese”. Come lei, altre personalità del Pakistan come del mondo intero hanno fatto sentire la loro voce condannando l’uccisione di persone innocenti. Il Pakistan ha un Ministero per le minoranze religiose che in questo momento è affidato al fratello di Shahbaz Bhatti un uomo politico ucciso il 2 marzo 2011 a soli 42 anni a Islamabad. Egli era un cattolico innamorato del suo Paese, a stragrande maggioranza musulmana, ma casa comune di significative minoranze e credeva nella cultura della pacifica convivenza secondo lui impressa nelle coscienze della gente del Pakistan.

MISSIONARIE DELLA CARITÀ DI MADRE TERESA:
MARTIRIO E SANTITÀ

 

 Nel Marzo scorso ad Aden, città del Sud dello Yemen, un gruppo di persone in uniforme ha fatto irruzione nell’edificio delle suore Missionarie della Carità, Istituto fondato da Madre Teresa, uccidendo il guardiano e gli impiegati che si sono frapposti sul loro cammino. Raggiunte le stanze delle suore hanno aperto il fuoco uccidendo quattro religiose: suor Anselm, dell’India, suor Marguerite e suor Reginette del Rwanda, suor Judit del Kenya. Si è invece salvata la superiora, che è riuscita a rifugiarsi in un nascondiglio. Gli assalitori hanno inoltre sequestrato padre Tom Uzhunnalil, un sacerdote salesiano che viveva nella struttura, il quale al momento dell’assalto era nella cappella a pregare. In totale le vittime sono state 14: quattro religiose e dieci laici, impiegati della comunità che accoglieva anziani e disabili. 

 

 

GIOVENTÙ MISSIONE E MARTIRIO

 

In una frizzante serata di marzo, è andata in scena nel cuore di Novara la Veglia delle Palme, che tradizionalmente è un appuntamento indirizzato ai giovani e dai giovani vissuto come momento importante della loro crescita umana e cristiana. L’evento di sabato 19 marzo u.s., imitando l’allineamento dei pianeti che avviene molto raramente, poneva la Veglia delle Palme a ridosso della Giornata dedicata alla memoria dei Missionari Martiri. Il 24 marzo del 1980, nella cappella del piccolo ospedale di San Salvador, veniva assassinato mentre celebrava la Messa, Mons. Oscar Romero, voce profetica, non solo dei poveri del suo paese, ma di tutti i poveri dell’America Latina. Considerando che i martiri del giorno d’oggi, operatori pastorali, religiose, sacerdoti, pagano un prezzo altissimo in quanto in alcune zone del pianeta sono presi particolarmente di mira per il loro impegno nell’annuncio del Vangelo e in difesa dei diritti dell’uomo, il sacrificio di Mons. Romero è stato preso come emblema di tutti i martiri moderni e la data della sua uccisione è stata dichiarata Giornata di digiuno e di preghiera per i Missionari Martiri.

Da quel giorno si è voluto ricordare chi ha offerto la propria vita per la difesa degli ultimi, da allora è nata una tradizione in cui si fa memoria di queste persone con una celebrazione che coraggiosamente rimette al centro il martirio, visto non più come qualcosa appartenente ai primi secoli del cristianesimo, ma come una splendida e tragica realtà che vivifica gli anni che stiamo vivendo. In questa celebrazione vengono scanditi i nomi di coloro che hanno offerto la propria vita nell’anno precedente, per noi della diocesi di Novara, un momento di particolare commozione si è avuto quando, nominando queste persone è stata ricordata la dottoressa Rita Fossaceca, molisana d’origine novarese d’adozione, uccisa in Kenya mentre si trovava in quel paese per aiutare le persone più povere. Il suo nome insieme a quello di un’altra ventina di testimoni è risuonato mentre un migliaio di giovani stava vivendo un intenso e suggestivo momento di preghiera, non occorre andare molto lontano per capire come questo fatto abbia avuto una certa risonanza, non solo nel cuore dei ragazzi che ascoltavano, ma nel cuore stesso del cammino pasquale, ricordando a tutti che è vero che siamo di fronte a persone che sono morte per offrire una speranza di vita, ma che è altrettanto vero e pregnante che proprio la meditazione su questo sacrificio ci aiuta a entrare nel mistero del Calvario, dove dolore e morte sembrano schiacciare l’uomo, ma dove la Risurrezione del Signore aiuta a capire che una vita donata per gli altri è la grazia più grande che possiamo offrire come insegnano i Martiri di tutte le generazioni. 

Mario Bandera

 

DI FRONTE ALLA FANTASIA DEL MALE CHE OGGI SEMBRA PREVALERE “MANI GIUNTE E MANICHE RIMBOCCATE

 

Le drammatiche immagini televisive che hanno mostrato a tutto il mondo la potenza distruttrice e devastatrice da parte di un manipolo di esaltati terroristi islamici nella capitale belga, hanno oggi evidenziato al di là di ogni logica e ragionevolezza, la diabolica fantasia che le forze del male sanno rivestire quando scendono in campo con i più perversi istinti omicidi. Pur abituati a convivere con situazioni internazionali drammatiche: violenze, distruzioni, sequestri, bombardamenti, guerre regionali, ecc., siamo rimasti profondamente scossi per i tragici fatti di Bruxelles.

Di colpo ci siamo sentiti sprofondare nel buio delle tenebre, nell'abisso del mistero del male, da cui scaturiscono sia la ferocia inaudita dell'uomo sull'uomo, sia la sconvolgente e premeditata efferratezza che tendono a soffocare ogni barlume di ragione che alberga nel cuore dell'umanità. Attoniti, senza parole, quasi immobilizzati da questi atti di terrorismo che i mass-media rovesciavano continuamente nelle nostre case e nelle nostre coscienze, sentiamo più che mai il bisogno di alzare i nostri sguardi verso Dio, per implorare da lui Giustizia, Pace e Misericordia. Come credenti in Cristo sappiamo che solo la sua Parola può dare un senso agli interrogativi che si agitano nel nostro animo. Se in questi tempi le forze delle tenebre sembrano prevalere, Cristo ci ha assicurato che il male e la morte non hanno e non avranno mai l'ultima parola. Su questa base poggia la nostra speranza, ed in Lui solo si alimenta la nostra preghiera.

INSERTO MISSIONARIO PASQUA 2016